NEWS | Un anno in pagine

Il racconto della Cina moderna

01 ottobre 2026

Il racconto della Cina moderna

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Pechino, 1° ottobre 1949. Dalla tribuna che si affaccia su piazza Tian’anmen, Mao Zedong, presidente del Partito Comunista Cinese, proclama la nascita della Repubblica popolare cinese.

Da allora, ogni anno, quel giorno diventa festa nazionale: il 1° ottobre la Cina celebra la fondazione della Repubblica Popolare. È proprio questo anniversario a ispirare la scelta del mese di ottobre per Un anno in pagine, il format che racconta un'opera letteraria legata, per temi o per data, a uno specifico mese dell'anno. Protagonisti di questa puntata sono la professoressa Elisa Giunipero, docente di Lingua e cultura cinese all'Università Cattolica del Sacro Cuore, e il libro Il racconto della Cina moderna. Sentieri letterari nella storia dell'ultimo secolo di Gaia Perini.

La professoressa Giunipero - che dal 2015 è Direttrice italiana dell'Istituto Confucio dell'Università Cattolica - presenta il volume di Perini come un percorso che intreccia narrativa e storia, mostrando come gli autori e le autrici cinesi degli ultimi cento anni abbiano saputo dare forma – e spesso critica, dissenso, memoria – ai grandi cambiamenti del loro paese. Dalla crisi di fine impero al Movimento del Quattro Maggio, dalla guerra civile alla Rivoluzione Culturale, fino alla Cina contemporanea, la letteratura diventa una vera e propria lente d’ingrandimento per comprendere non solo cosa è successo, ma come è stato vissuto.

«Gaia Perini, nel suo saggio, riesce nella non facile impresa di tracciare un percorso letterario – necessariamente selettivo tra autori, generi e correnti letterarie dei diversi momenti storici del Novecento cinese – molto rigoroso ma anche, al contempo, molto chiaro e leggibile» afferma la docente, spiegando come ogni capitolo dell’opera corrisponda circa a un decennio di storia.

Un articolo di

Graziana Gabbianelli

Graziana Gabbianelli

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Una figura fondamentale di questo percorso letterario è rappresentata, negli anni Dieci del Novecento, da Lu Xun, considerato il padre della letteratura cinese moderna e tra i primi a lasciare la lingua classica per nuove forme espressive. La sua influenza attraversa il secolo: Gaia Perini ricorda infatti come Yu Hua, tra gli autori cinesi più letti in Italia, lo citi nel volume La Cina in dieci parole come chiave di lettura del paese contemporaneo. Celebrato da Mao come autore rivoluzionario, Lu Xun fu in realtà — sottolinea sempre Perini — portatore di una "modernità antimoderna", sempre critico verso propaganda e dogmi. Ed è proprio questa capacità della letteratura di sfuggire alle semplificazioni a interessare la professoressa Giunipero, che sottolinea come  - leggendo Il racconto della Cina moderna - si ha davvero la possibilità di ripercorrere un cammino storico e letterario in grado di farci comprendere come la narrativa cinese «abbia la capacità di riflettere sui significati di concetti quali nazione, popolo, rivoluzione nella Cina moderna e, soprattutto, come tali significati siano cambiati nel corso di un secolo».

Sfogliando le pagine del saggio di Gaia Perini si passa i fatti attraverso la guerra sino-giapponese, che contribuì a definire il senso di nazione, e si arriva al fatidico 1° ottobre 1949 con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, per poi passare in rassegna  le campagne di mobilitazione di massa, nei decenni del periodo maoista, che si concluse con la Rivoluzione culturale. Si arriva quindi al periodo successivo a Mao, con le riforme di Deng Xiaoping, al massacro di piazza Tian’anmen dell’89, fino al 2008.

Sono davvero molti gli autori e le opere che nel saggio di Perini sono descritti e illustrati sullo sfondo delle vicende storiche, tra i tanti la professoressa Giunipero ricorda la scrittrice Ding Ling che, come l’autore Ba Jin, «sono intellettuali ostracizzati e poi riabilitati, costretti ad autocritica ma decisi nel non rinunciare ai valori incarnati da Lu Xun».

In virtù proprio di questa varietà di autori e contesti storici affrontati, il libro è molto interessante perché mostra come la Cina, ieri come oggi, non sia mai stata un mondo a parte, ma parte integrante di dinamiche globali: «nel suo cammino tra modernità e tradizione - osserva la professoressa - ha sempre scambiato e attinto da altre realtà culturali». Una prospettiva che, conclude la docente, «dovrebbe portarci a superare almeno un po' quel senso di estraneità assoluta al mondo cinese che, non senza una certa esagerazione, serpeggia ancora tra noi europei».

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