In Costa d'Avorio la salute materno-infantile rappresenta ancora una delle principali emergenze sanitarie. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il Paese registra 359 decessi materni ogni 100 mila nati vivi e una mortalità infantile che supera i 69 bambini sotto i cinque anni ogni mille nati vivi. È soprattutto nelle aree rurali, lontane dai grandi centri urbani, che la carenza di personale qualificato rende più difficile garantire cure tempestive e di qualità.
Nasce da questa esigenza il progetto VITA – Competenze che Salvano: Valorizzazione della Innovazione per il Training e le Competenze Sanitarie in Costa d'Avorio. Finanziata dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), l'iniziativa sarà realizzata dall'Università Cattolica del Sacro Cuore insieme all'Institut National de Formation des Agents de Santé (INFAS) della Costa d'Avorio e a Medici con l'Africa CUAMM.
Il progetto accompagnerà la realizzazione del nuovo campus dell'INFAS ad Abengourou, nella regione di Indénié-Djuablin, con l'obiettivo di rafforzare la formazione del personale sanitario ivoriano, in particolare negli ambiti dell'infermieristica, dell'ostetricia e della medicina territoriale.
L'Università Cattolica collaborerà con l'INFAS alla progettazione dei programmi didattici, all'aggiornamento dei curricula e all'introduzione di metodologie formative innovative, mettendo a disposizione il proprio corpo docente. Le lezioni saranno erogate prevalentemente in modalità digitale, affiancate da periodi di insegnamento in presenza, attività di scambio accademico e programmi di trasferimento delle competenze. Sebbene il nuovo campus sia ancora in costruzione, le attività formative dovrebbero prendere il via già dal prossimo anno accademico in strutture provvisorie situate nei pressi dell'ospedale di Abengourou.
Una volta a regime, il progetto interesserà un sistema formativo che oggi conta circa 63 mila studenti distribuiti nelle diverse sedi dell'INFAS. L'obiettivo non è soltanto aumentare il numero degli infermieri e delle ostetriche, ma migliorarne la preparazione, introducendo strumenti didattici innovativi, la simulazione clinica, una maggiore integrazione tra formazione teorica e pratica e un più efficace utilizzo delle tecnologie digitali. In questo modo sarà possibile formare professionisti capaci di operare secondo standard internazionali, contribuendo a migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria e, in particolare, delle cure materno-infantili.
L'investimento risponde a una delle priorità del Governo ivoriano. Negli ultimi anni la Costa d'Avorio ha esteso progressivamente la copertura sanitaria universale, ma continua a fare i conti con una forte carenza di personale qualificato, soprattutto nelle regioni interne. È il caso dell'Indénié-Djuablin, di cui Abengourou è capoluogo: un territorio prevalentemente agricolo, al confine con il Ghana, punteggiato da piccoli villaggi spesso lontani dagli ospedali e dai principali servizi sanitari. In queste realtà il ruolo della medicina territoriale è fondamentale. Disporre di infermieri e ostetriche ben preparati significa poter garantire cure più vicine alle persone, intervenire più rapidamente nelle emergenze e ridurre la mortalità materna e infantile. Non a caso il progetto VITA rientra nel Piano Nazionale di Sviluppo della Costa d'Avorio e punta proprio a rafforzare il sistema sanitario attraverso la formazione del personale.
Per l'Università Cattolica del Sacro Cuore si tratta anche di un importante riconoscimento dell'esperienza maturata nella formazione delle professioni sanitarie e nella ricerca biomedica. Un'autorevolezza confermata sia dagli ottimi risultati conseguiti nella Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) dell'ANVUR sia dal QS World University Rankings by Subject, che colloca l'Università Cattolica tra le prime cento università al mondo per Nursing, attestandone il prestigio internazionale nella formazione infermieristica.
L'iniziativa rappresenta inoltre uno dei primi esempi concreti di incontro tra il Piano Mattei per l'Africa promosso dal Governo italiano e il Piano Africa dell'Università Cattolica. Se il primo individua nella formazione e nel rafforzamento dei sistemi sanitari uno degli strumenti per costruire un nuovo rapporto di cooperazione con i Paesi africani, il secondo punta a fare dell'Ateneo l'università europea più attiva "in Africa e con l'Africa", attraverso partenariati stabili, ricerca condivisa e formazione di capitale umano. Il progetto di Abengourou traduce questa visione in un'iniziativa concreta, fondata non sulla semplice assistenza ma sulla costruzione di competenze destinate a rimanere nel Paese e a rafforzarne in modo duraturo il sistema sanitario.
«Il progetto interpreta pienamente lo spirito del Piano Africa dell'Università Cattolica», osserva Carlo Torti, professore di Malattie infettive dell'Università Cattolica e responsabile scientifico del progetto. «Vogliamo costruire una collaborazione nella quale entrambe le parti crescano. Aiuteremo la Costa d'Avorio a rafforzare il proprio sistema sanitario formando infermieri e ostetriche secondo standard internazionali, ma sarà anche un'occasione preziosa per i nostri studenti e i nostri docenti. Attraverso attività di formazione, ricerca e tirocinio sul campo potranno confrontarsi con realtà sanitarie diverse, maturando competenze professionali e umane che arricchiranno anche il nostro Ateneo. È questo il significato più autentico di una cooperazione "win-win": creare valore per i partner africani e, nello stesso tempo, per la comunità universitaria italiana».
«Per le professioni sanitarie, il progetto VITA rappresenta un’importante opportunità di crescita e confronto, perché consente di mettere in dialogo esperienze formative, modelli assistenziali e contesti sanitari differenti – commenta Antonello Cocchieri, ricercatore in Scienze Infermieristiche (nella foto insieme a Torti durante un recente sopralluogo) -. La sua forza risiede in una collaborazione autenticamente reciproca che interpreta pienamente lo spirito del Piano Africa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: per i nostri partner ivoriani costituisce un’occasione di sviluppo scientifico, accademico e professionale; per noi un’opportunità di apprendimento, ricerca e produzione di nuova conoscenza».