“Constat de non supernaturalitate”. Con questa formula latina, il vescovo di Civita Castellana ha escluso senza appello l’origine soprannaturale delle presunte apparizioni mariane di Trevignano Romano.
Eppure, nonostante il giudizio ecclesiastico e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sedicente veggente Gisella Cardia, per anni migliaia di persone si sono recate sulle rive del lago di Bracciano nella speranza di assistere ai suoi “prodigi”, quali comunicazioni con la Vergine, stigmate e persino la moltiplicazione di “gnocchi e pizze”.
Il caso di Trevignano evidenzia due questioni chiave. La prima: il bisogno di credere, di vedere, di “toccare” il soprannaturale non è esclusivo del passato. Anche in una società definita (post) secolarizzata, la ricerca di un contatto diretto con il divino rimane estremamente attuale e potente. La seconda: i fedeli spesso non attendono il riconoscimento o il permesso della Chiesa per eleggere i propri eroi della fede.
Esiste, quindi, una santità “dal basso” che talvolta corre parallela—se non addirittura in aperto contrasto—a quella dichiarata dalle autorità ecclesiastiche.
Se allarghiamo lo sguardo al passato, ci accorgiamo che i prodigi di Cardia non sono affatto nuovi, ma si inseriscono in una lunga tradizione di santità spontanea.
Nel corso dei secoli, accanto ai santi ufficiali, è sempre esistita una schiera di presunti mistici, “santi viventi”, profeti e taumaturghi venerati da alcuni ma contrastati da altri. Tuttavia, c’è un periodo storico particolarmente significativo che sorprende per l’intensità di questi fenomeni: è l’Italia della prima metà del Novecento. In un’epoca drammatica, segnata da guerre mondiali, crisi economiche, totalitarismi e profonde trasformazioni sociali, la penisola si trasformò in uno straordinario “cantiere mistico” con centinaia di episodi pseudomistici registrati nel Paese.
Eppure, nonostante questa straordinaria stagione del soprannaturale, gli studi finora dedicati a questo periodo sono sorprendentemente limitati. Salvo notabili eccezioni, la storiografia sulla santità—anche quella spontanea e contestata—si è concentrata prevalentemente sul Medioevo e sulla prima età moderna, oppure su singoli casi del recente passato (ad es. Padre Pio).
Manca ancora una panoramica generale della santità “contestata” del primo Novecento. È in questo scenario che si colloca il progetto di ricerca “Mystical Italy. The contested side of holiness” (quasi-SANTE), finanziato dall’Unione Europea nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie. Il progetto, ospitato presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali – Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea, è condotto da Leonardo Rossi sotto la supervisione del prof. Emanuele Colombo.
Quasi-SANTE mira a superare una storia della santità costruita esclusivamente dai vertici ecclesiastici, per indagare la dimensione spontanea della cosiddetta lived religion e ricostruire le vicende di quei mistici—perlopiù donne—che nel primo Novecento seppero attirare il fervore popolare e suscitare la diffidenza istituzionale.
Grazie alla recente apertura degli archivi del Sant’Uffizio fino al 1958 e all’integrazione con un corpus di fonti eterogenee, il progetto offre una ricostruzione sistematica e nazionale della santità contestata nella prima metà del XX secolo. Inoltre, analizza quali qualità fecero percepire talune figure carismatiche come “santi viventi”, quali pratiche devozionali fossero considerate problematiche dal clero e quale ruolo avessero media, scienza e autorità civili e religiose nel supportare o ostacolare questi fenomeni.
Oltre alla ricerca scientifica, il progetto promuove iniziative divulgative rivolte al pubblico (come l’allestimento di una mostra e la creazione di un database digitale), nella convinzione che queste tematiche non riguardino solo il passato ecclesiastico, ma illuminino dinamiche ancora attuali, quali il rapporto tra fede e autorità, il desiderio di santità e il controllo del soprannaturale.