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Lasciate che i bambini salgano in cattedra

16 febbraio 2026

Lasciate che i bambini salgano in cattedra

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Risuonano forte e chiaro e inchiodano le coscienze: “Devono smetterla di fabbricare e usare le armi!”. “La guerra è terrificante, le persone muoiono ogni giorno. Io però sogno soprattutto di vivere come gli altri bambini del mondo”. “Abbiamo già versato troppe lacrime. Davvero desidero che ci sia pace”. Sono le voci di Razan (10 anni), Miriam (10 anni), Aung (15 anni), e con loro una moltitudine di minori che portano negli occhi, nelle orecchie, nella mente i segni profondi dei bombardamenti, delle esplosioni, delle percosse, della fame, della sete, della distruzione. Parole di dolore e al tempo stesso di speranza. Perché i piccoli sono così, capaci di rialzarsi e di inseguire i loro sogni anche dopo essere stati feriti e calpestati nell’anima e nel corpo.

Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Da Gaza all’Ucraina: storie, voci e immagini dalle bambine e bambini colpiti dalle guerre è il primo libro che raccoglie le lettere e i disegni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che vivono in Paesi dilaniati dalla guerra e lanciano un appello per la pace. 
L’idea del volume è nata da Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che l’ha scritto insieme alla giornalista e saggista Anna Pozzi e a Cristina Castelli, già professoressa di Psicologia dello sviluppo in Università Cattolica, responsabile dell’Unità di ricerca sulla Resilienza dell’Ateneo e vicepresidente dell’Associazione Francesco Realmonte. Il libro è stato presentato sabato 14 febbraio in largo Gemelli davanti a una folta platea di ragazzi durante un incontro a cui sono intervenuti la rettrice dell’Università Cattolica Elena Beccalli, S.E. cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, don Paolo Alliata, vicario della Parrocchia dell’Incoronata e scrittore, il giornalista Giangiacomo Schiavi, e bambine e bambini di scuole lombarde che hanno letto alcune delle lettere.

Tutto è cominciato a partire dalla domanda inequivocabile di un bambino, come ha raccontato Mosca Mondadori, che scopre di cosa si occupa il padre, fabbricante di mine antiuomo: “Papà ma allora tu sei un assassino?”. Vito Alfieri Fontana chiude l’azienda e comincia a bonificare i campi che aveva contribuito a minare. Così comincia la pace, con una domanda semplice e diretta, e una risposta che passa all’azione. A questo mira il libro che è già stato spedito ad alcuni responsabili di aziende che fabbricano armi e ai loro consigli di amministrazione. Un invio che continuerà, per raggiungerli tutti nella speranza di provocare una reazione.

Per le bambine e i bambini della Striscia di Gaza, del Myanmar, della Repubblica Democratica del Congo, dell’Ucraina e del Sud Sudan la scuola è un sogno e le bombe la quotidianità. Questi sono i Paesi da cui provengono le lettere pubblicate nel libro, ma sono più di cinquanta quelli che vivono conflitti nel mondo e i bambini interessati direttamente da situazioni di guerra sono più di 500 milioni. 
 
L’incontro è stato aperto dalla rettrice che ha parlato di Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi come «un libro toccante sin dal titolo, perché non vorremmo mai associare le parole bambini e armi, eppure siamo costretti a farlo. Non possiamo più ignorare la terza guerra mondiale a pezzi. Presentare questo libro qui, nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, assume un particolare valore alla luce del nostro impegno nel Piano Africa che ha il suo pilastro proprio nell’educazione. L’educazione è infatti una delle leve più efficace per cambiare i paradigmi e per avviare processi di dialogo, riconciliazione e pace». 
 

 

Il libro è frutto di un lavoro collettivo insieme ad associazioni umanitarie, missionari, educatori, insegnanti, amici che, come ha raccontato Anna Pozzi che ha viaggiato in alcuni dei luoghi da cui provengono le lettere, «provano a proteggere i bambini e a creare spazi per aiutarli a elaborare i traumi offrendo un orizzonte di futuro».

Insieme al libro è nato un altro spazio di condivisione di storie, lettere e disegni che continuerà a essere implementato, il sito www.letteredeibambiniaifabbricantidiarmi.it. Qui si aggiungeranno materiali didattici per le scuole, testi, laboratori per educatori, mostre, iniziative di solidarietà che saranno portate avanti dalla Casa Arti e mestieri e dall’Associazione Realmonte.

«Una rete che vorremmo diventasse sempre più grande perchè si possa non più fabbricare morte ma vita» – ha continuato l’autrice. 
Questo movimento di opposizione ostinata alla guerra e alla sopraffazione guidato dai bambini è di insegnamento perché insieme alle «grida di dolore e disperazione ci sono tanti atti di coraggio, resistenza e consapevolezza. I bambini hanno mostrato risorse che per noi erano inimmaginabili, sogni e speranze». 

Infatti, come ha spiegato la professoressa Castelli «in contesti di guerra è molto importante per i bambini lasciare dei segni perché in questo modo possono uscire dalla paralisi del dolore provocato dalla visione di certe situazioni. Con il disegno esprimono qualcosa di più profondo che a parole non si può dire. Di fronte alle bombe, a uomini che uccidono, a fughe dalle case e migrazioni per terra e per mare i bambini chiedono il senso di realtà così atroci». 

I laboratori dove i bambini possono disegnare sono oasi di pace utili alla ricostruzione perché – ha aggiunto la professoressa «il disegno conduce all’azione, a superare la resistenza, la paralisi, contrasta lo scenario di morte, permette di condividere le emozioni, sollecita a usare dei simboli che servono per parlare agli educatori».

In un tempo di smarrimento abbiamo bisogno di maestri e per questo don Paolo Alliata ha lasciato parlare Gianni Rodari leggendo un brano tratto da La guerra delle campane e Mario Rigoni Stern con Il sergente nella neve. Due insegnamenti restano: c’è sempre qualcuno che ti insegue richiamandoti al senso di responsabilità personale, come la voce dei bambini, e la nostalgia più naturale nella vita degli esseri umani, quella di riconoscersi.

Ma quali maestri più grandi dei bambini? «C’è una profezia nelle loro domande capaci di chiamare le cose con il loro nome e di esprimere con disarmante chiarezza le cose» – ha detto il cardinal Tolentino de Mendonça che entrando in università è rimasto colpito da un pubblico inusuale in questo contesto, appunto i bambini. Il Cardinale ha proposto, con un’intuizione estemporanea, di istituire una “cattedra dei bambini” perchè gli adulti possano ascoltare e agire di conseguenza. E sottolinea una delle tante storie raccontate nel libro. Love ha 17 anni quando scrive e vive in Congo, il Paese che le ha rubato l’infanzia a suon di botte, stupri, terrore, perdite e fughe. È rimasta incinta contro la sua volontà ma per lei c’è stato un lieto fine. Ha incontrato un ragazzo che ha accolto lei e il suo bambino chiamato Bisimwa, che vuol dire figlio prediletto. “Qui da noi i nomi hanno un significato importante. Dicono quello che sei. Io ero diventata una mamma ed ero di nuovo felice. E cosi, dopo tanto tempo, ho ricominciato a farmi chiamare con il mio vero nome, Love. Sentivo finalmente che ero ancora capace di dare e ricevere amore”.


Il libro

Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi. Da Gaza all’Ucraina: storie, voci e immagini dalle bambine e bambini colpiti dalle guerre, Piemme-Il Battello a Vapore, in collaborazione con Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano – Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti – Associazione Francesco Realmonte ETS.Con materiali e approfondimenti dedicati a educatori e insegnanti e focus sulla situazione e la storia geopolitica dei Paesi di provenienza delle lettere; in chiusura, un’appendice con le riproduzioni anastatiche di alcuni disegni dei bambini e delle bambine

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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