Una forte preoccupazione per la perdita di competenze e l’aumento della pigrizia per la delega dei compiti a ChatGPT, insieme alla mancanza di fiducia nell’IA per timore che fornisca informazioni inventate o fuorvianti.
Sono alcune tra le principali evidenze dall’Italia emerse nell’ultimo report di EU Kids Online, la rete europea di ricerca multidisciplinare che dal 2006 studia le trasformazioni dell’uso di internet e delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti
Pubblicato in occasione del Safer Internet Day del 10 febbraio, il nuovo report confronta i comportamenti di 25.592 bambini e ragazzi tra i 9 e i 16 anni in 17 Paesi europei circa l’uso e le esperienze di strumenti basati sull’IA nei motori di ricerca, nelle piattaforme di social media, nei servizi di messaggistica, nelle applicazioni creative e nelle tecnologie educative. A questo si aggiunge una survey qualitativa su 244 adolescenti tra i 13 e i 17 anni in 15 Paesi. In Italia, il campione analizzato è composto da 2.170 studenti 9-16enni distribuiti in 135 classi, in 100 scuole (33 scuole primarie, 33 secondarie di I grado, 33 secondarie di II grado).
Quasi tutti gli intervistati nel nostro Paese, indipendentemente dall’età e dal genere, sottolineano come il rischio maggiore dell’IA sia quello di essere ʺsostituitiʺ, di impigrirsi e diventare meno capaci di svolgere compiti di base, come scrivere un tema.
«Quando l’IA fa i riassunti oppure aiuta a fare i compiti – dice Elisa di 13 anni – per me quello è uno svantaggio perché così una persona, come dire, usa meno la testa e questo contribuisce a rendere più stupida la gente». E Tommaso di 16 anni: «Quello che l'utilizzo di queste intelligenze artificiali ti toglie, secondo me, più che la creatività, è la voglia. [...] Non ho neanche la voglia di sprecare tante ore a farlo».
Inoltre, anche se solo il 15% dei rispondenti ha dichiarato di non usare l’IA per il timore che fornisca informazioni inventate o fuorvianti, la mancanza di fiducia nelle risposte date da ChatGPT emerge come una delle principali motivazioni di non utilizzo nelle interviste qualitative. Alcuni sono consapevoli della tendenza a non contraddire l’utente e della capacità di persuasione dei chatbot, che può facilmente ingannare l’utente. «Le dice in un modo molto convincente, per cui anche se dicesse una cosa sbagliata sarebbe molto difficile capire che è sbagliata. […] Non ti contraddice mai, tra l'altro, molto raramente». (Francesco, 17 anni). Un’osservazione che rimanda alla questione della sycophancy (servilismo che ricorre ad adulazioni insincere per ottenere un vantaggio), recente oggetto di studi.
Principali evidenze del report
L’89% dei bambini e adolescenti italiani ha riportato di aver usato l’IA generativa tra marzo e ottobre 2025. Le differenze di genere e status socioeconomico sono minime.
L’uso dell’IA generativa aumenta in modo costante con l’età, passando dal 70% delle bambine e dei bambini di 9–10 anni al 98% tra i 15–16enni.
L’IA generativa è usata principalmente come supporto all’apprendimento: il 44% dei rispondenti italiani ha dichiarato di aver usato l’IA per riassumere o spiegare testi lunghi.
Seguono gli usi pratici, per ottenere suggerimenti su cose da fare, cosa guardare o ascoltare, o prodotti da acquistare, pratica che registra una percentuale più alta in Italia (34%) rispetto alla media europea (25%).
Più alta rispetto alla media europea (15%) è anche la proporzione di bambini e adolescenti italiani che hanno usato l’IA per chiedere consigli sulla salute fisica o sul fitness (20%) o su preoccupazioni e questioni personali (24%). Le interviste evidenziano grande cautela fra gli adolescenti italiani, che affermano di fidarsi più del medico che dell’IA.
Sia in Europa sia in Italia le motivazioni strumentali risultano in cima all’elenco dei motivi per usare l’IA generativa per lo studio e l’apprendimento. Il 45% dei bambini e adolescenti italiani dichiara di utilizzare l’IA generativa per risparmiare tempo; il 43% perché non riusciva a trovare altrove ciò di cui aveva bisogno; e il 28% perché “rende le cose più facili”. La semplificazione delle pratiche di ricerca trasforma ChatGPT nel “mio nuovo Google”.
La socialità artificiale, in cui ChatGPT o altri chatbot vengono utilizzati come compagnia, è una pratica sociale collocata all’intersezione tra intrattenimento ed evasione da un lato, e bisogno di supporto emotivo e di consigli sulle relazioni interpersonali dall’altro.
Nel campione italiano, la principale motivazione per non usare l’IA generativa è rappresentata dalla mancanza di interesse (40%), seguita dalla paura di non conoscere abbastanza l’IA (39%), dall’assenza di bisogno (38%) e dai dubbi sulla sua utilità (34%).
In Italia è più alta la percentuale di chi indica come motivazione la convinzione che usare l'IA generativa sia come imbrogliare o rubare il lavoro di altri (22% vs. 8 % in Estonia e 13% in Norvegia), la preoccupazione per la privacy (19% vs. 4% in Norvegia e 7% in Estonia) e la paura di interagire con l’IA (18% vs. 1% in Norvegia e 2% in Croazia). Più alta rispetto ad altri paesi europei, ma con una differenza più contenuta, anche la percentuale di chi indica le regole date dai genitori come ragione per il non uso.
La fiducia nell’affidabilità dell’IA generativa presenta marcate differenze di genere (17% dei maschi vs. 10% delle femmine) e di età (9% delle bambine e dei bambini di 9-12 anni si fida dell’IA vs. 18% dei 13-16enni). Mentre le differenze di età sono osservabili anche nei valori medi europei, quelle di genere sono più marcate in Italia. Solo il 23% delle bambine e adolescenti italiane dichiara di aver usato l’IA per testarne i limiti, contro al 36% dei coetanei maschi. Al contrario, l’uso dell’IA come fonte di ispirazione per la propria creatività è più diffuso fra bambine e adolescenti e diminuisce al crescere dell’età. Sembra emergere un gender usage gap, che per certi versi riproduce le differenze di genere ancora presenti in Italia rispetto alle pratiche di videogioco, nonché sul piano delle competenze STEM, e che rischiano di compromettere l’acquisizione di AI literacies da parte delle bambine e adolescenti.
In particolare, rispetto all’atteggiamento ludico e sperimentale nei confronti dell’IA generativa, il 30% dei rispondenti italiani dichiara di utilizzarla per metterne alla prova le capacità. Un intervistato italiano su cinque (20%) riferisce di usarla «perché è un modo divertente di passare il tempo»; mentre il 12% indica, tra le ragioni d’uso, «per scherzarci e divertirmi con amici/amiche o con fratelli e sorelle.
«L’IA è accessibile e facile da usare – dichiara Giovanna Mascheroni, vice-coordinatrice della rete, e coordinatrice del team di ricerca italiano di EU Kids Online –. Eppure, emergono divari, soprattutto di genere e età, che riproducono le differenze fra maschi e femmine già osservate rispetto all’uso di internet. Le differenze di genere potrebbero tradursi in diseguaglianze nei benefici e nei rischi dell’IA. Dobbiamo anche ascoltare la richiesta che ci viene da bambini e adolescenti dell’’assunzione di una responsabilità collettiva, condivisa tra governi, Unione Europa, aziende, scuola e famiglia per tutelare i loro diritti e mitigare i rischi».
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