La realtà può essere molte cose nello stesso momento. Basta saperla guardare nel segno della meraviglia: un percorso a cui invita la mostra “Max Mandel. Diario di viaggio” a cura di Paolo e Giovanni Gazzaneo. Mandel espone 20 fotografie a Milano, presso la Biblioteca centrale dell’Università Cattolica, dall’8 aprile all’8 luglio 2026 (da lunedì a venerdì 8-20, sabato 9-18) . Il progetto dell'allestimento è a cura di Fondazione Crocevia.
Max Mandel, nato a Milano nel 1959, fotografo e ricercatore iconografico, nel corso della sua attività professionale si è focalizzato principalmente sulla ripresa e documentazione di opere d’arte, contesti urbani e architettonici e paesaggi compiendo numerosi viaggi in Europa, Asia e Americhe. Impegnato nella divulgazione della storia della fotografia, si occupa con particolare riguardo del periodo della sua nascita e dei primi sviluppi nel XIX secolo. Alle fotografie di documentazione affianca quelle di carattere artistico. Le sue fotografie figurano in numerosi volumi e pubblicazioni di case editrici italiane ed estere.
Henri Cartier-Bresson scriveva nel 1990: «È scoprire un mondo nuovo, e un’arte di tutto rispetto, il vedere questa realtà dettagliata cólta da Max Mandel, e accorgersi che è un’opera d’arte assoluta, e al tempo stesso una particella autentica della nostra vita quotidiana. Questa è la grande Arte, questo è il dono rarissimo». Nelle sue fotografie Max Mandel si sofferma spesso sui particolari, anche minimi. Trasparenze, riflessi, giochi di luce e ombra trasfigurano scene e oggetti di uso quotidiano in immagini quasi astratte...
In questa sua personalissima poetica del quotidiano apre orizzonti: il suo sguardo che si posa sulle piccole cose ci fa vedere ciò a cui non badiamo o che semplicemente ci sfugge e così dà dignità agli oggetti, ma anche al tempo, del nostro vivere quotidiano. Lo sguardo di Max Mandel sa cogliere con eguale forza la bellezza della grande opera d’arte come del riflesso in una pozza d’acqua, ma in questo suo prediligere il dettaglio tesse, immagine per immagine, un mosaico nel segno della speranza, un gioioso cantico della natura, dell’uomo e delle cose.
«Lo sguardo di Mandel – scrive Giovanni Gazzaneo – è mosso dalla passione della bellezza del quotidiano. Capace di coniugare sapere e vedere, vuole offrirci della realtà non la superficie, che per quanto abbagliante è pur sempre scorza, ma l’essenza, la sua poesia più intima, quello spirito vitale che lieve o potente soffia in tutto il Creato, in tutte le creature e in tutto quel che l’uomo sa e ha saputo generare».
Foto in alto: Viale Fulvio Testi, Cinisello Balsamo, 2014 (cm 40 x 60)
Foto in homepage: Auriga. Delfi (Grecia), Museo Archeologico, 2017 (cm 60 x 40)