La democrazia ha bisogno di fiducia, suo fondamento imprescindibile. Se questa viene a mancare, si crea spazio per egemonie basate su altri pilastri: la coercizione, la forza, l’obbedienza. Che cosa accade, dunque, quando la fiducia nelle istituzioni, nei media e nella giustizia si sgretola? Partiamo dai dati. Un recente report curato da Ipsos e Area Studi Legacoop ha fotografato la fiducia degli italiani nelle istituzioni. Il 70% degli intervistati dichiara di non credere che al Governo interessino molto le reali esigenze dei cittadini. Al contrario, la figura del sindaco, indicata dal 43% degli intervistati, è quella che raccoglie maggiore fiducia, soprattutto nei piccoli comuni. Il consenso, in questo caso, è al 51%, mentre nelle città con più di 250mila abitanti scende al 39%. Il secondo posto è occupato dalla figura del Presidente del Consiglio, al 38%, seguito dal Presidente di Regione, al 37%, dai consiglieri comunali, al 35% e dai parlamentari europei, al 32%. All’ultimo posto, i parlamentari italiani godono della fiducia soltanto del 22% degli intervistati.
Nel tempo del sospetto, è decisivo distinguere tra due concetti spesso confusi, ma sostanzialmente diversi: il potere e l’autorità. Ne hanno parlato Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale, prima donna a ricoprire tale carica, e ministro della Giustizia del Governo Draghi, e Mauro Magatti, sociologo ed economista, docente all’Università Cattolica, durante l’incontro “Fiducia, autorità, potere”, che si è tenuto nella Sala degli Azionisti di Palazzo Edison, a Milano, nell’ambito della seconda edizione di Soul Festival di Spiritualità, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Diocesi di Milano.