Per Nicola Antonetti, il volume - che raccoglie gli atti di un convegno dedicato alla sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 2024, intervenuta su ampie parti della legge n. 86 del 2024 (la cosiddetta Legge Calderoli sull’autonomia differenziata) - si ispira a un aspetto centrale del pensiero sturziano: un modello regionalista di tipo cooperativo e non competitivo, funzionale anche a contrastare possibili derive di accentramento dei poteri. «Già nel 1919, al punto sesto del programma del Partito Popolare, Sturzo fissò il principio delle regioni come enti funzionali ai rapporti democratici». In particolare, «ciò che trasmise ai Costituenti non fu tanto un modello amministrativo, quanto la convinzione che le regioni fossero indispensabili per ogni forma di raccordo democratico. A questa visione si accompagnava la necessità di una rappresentanza regionale ampia, anche attraverso una riforma dell’assetto bicamerale».
È stata Floriana Cerniglia a inquadrare il contesto attuale del regionalismo italiano. In breve, la riforma del Titolo V del 2001 ha ridisegnato il rapporto tra Stato e autonomie territoriali, ma è rimasta in larga parte incompiuta: gli articoli 117 (relativo al regionalismo simmetrico) e 119 (che definisce le modalità di finanziamento delle regioni) risultano infatti solo parzialmente attuati. In questo vuoto si è inserita la questione dell’autonomia differenziata prevista dall’art. 116, comma 3, della Costituzione e la cosiddetta Legge Calderoli, che cerca di darvi attuazione. Tuttavia, la Corte costituzionale è intervenuta con la sentenza n. 192, smontando in larga parte l’impianto della Legge e affermando un principio chiaro: la previa definizione dei livelli essenziali delle prestazioni quale condizione necessaria per procedere al riconoscimento di forme di autonomia differenziata per alcune Regioni, al fine di evitare il rischio di accentuare le disuguaglianze in un Paese già caratterizzato da forti differenze territoriali in termini di PIL - e dunque di capacità fiscale - ma anche di accesso ai servizi.
Gli aspetti incompiuti e i limiti della riforma del Titolo V sono stati messi in evidenza da Bernardo Giorgio Mattarella, docente di Diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli, per il quale «lo sganciamento tra gli articoli 117 e 118 non ha funzionato, anche a causa della scarsa iniziativa del legislatore». Inoltre, «il principio di differenziazione è già presente nell’articolo 118 della Costituzione: basterebbe applicarlo correttamente, sia a livello statale sia regionale». In particolare, il professor Mattarella si è concentrato su un punto critico dell’articolo 118: «Così come riformulato nel 2001 sembra riconoscere soltanto lo Stato e gli enti locali, ignorando altre forme di autonomie, come quelle dei corpi intermedi». Proseguendo nella sua analisi, ha altresì ribadito che «l’autonomia non può essere separata dalla solidarietà, principio cardine della Costituzione». La sua attuazione non può prescindere da «meccanismi perequativi e solidaristici».
Giampaolo Arachi, dell’Ufficio parlamentare di bilancio, ha richiamato l’attenzione sullo snodo cruciale di fronte al quale si trova oggi il sistema delle autonomie: da un lato, un federalismo simmetrico ancora in larga parte incompiuto; dall’altro, il percorso verso l’autonomia differenziata. Due processi che finora sono avanzati separatamente, ma che condividono un passaggio decisivo: la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni. Da qui la necessità di considerarli in modo integrato, per garantire equità tra i territori e sostenibilità finanziaria. Arachi ha inoltre sottolineato che la determinazione dei LEP in settori già oggi di competenza regionale, come l’assistenza e l’istruzione, implica il loro inserimento in un contesto nel quale le prestazioni risultano attualmente molto differenziate tra territori, per ragioni storiche, economiche e sociali. In questo quadro, i LEP servono innanzitutto a fissare obiettivi minimi per le Regioni che presentano carenze nei servizi. Nelle materie che potrebbero essere trasferite alle Regioni nell’ambito dell’autonomia differenziata, invece, i LEP rappresentano standard uniformi che dovranno essere garantiti a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale.
Nel suo intervento Renato Balduzzi, docente di Diritto costituzionale in Cattolica, ha ricordato che l’autonomia non si esaurisce nelle autonomie locali, bensì comprende tutte quelle istituzioni che la Costituzione riconosce come tali. L’autonomia, tuttavia, incontra un limite imprescindibile: «l’indivisibilità della Repubblica», un’eccedenza etica che non deve essere impoverita. Nell’insistere sulla necessità di rafforzare gli strumenti di raccordo istituzionale, ha messo in guardia da due rischi: il riformismo fine a sé stesso, ovvero la tendenza a cambiare le regole invece di applicare correttamente quelle esistenti, e il neocentralismo regionale, cioè l’uso del regionalismo per modificare regole fondamentali in settori come sanità e istruzione.
È toccato, infine, ad Alessandro Pajno trarre le conclusioni del confronto, riprendendo e ricomponendo i principali spunti emersi dagli interventi dei relatori. Nel dibattito - ha osservato - sono stati richiamati non solo i temi cari ai Costituenti, ma anche alcune questioni nuove che oggi attraversano il regionalismo italiano. In un contesto nel quale il confronto tende spesso a concentrarsi sugli aspetti tecnici e procedurali, Pajno ha esortato a non perdere di vista la posta in gioco: il modo in cui si organizza la vita interna dello Stato e della comunità nazionale. In questa prospettiva, il riferimento al pensiero di Sturzo appare particolarmente illuminante. «La sua battaglia per l’autonomia nasceva per contrastare il centralismo come forma di esclusione» e, quindi, dalla volontà di dare voce alle classi sociali rimaste ai margini, favorire il riscatto del Mezzogiorno e promuovere una partecipazione più ampia alla vita pubblica. Un’impostazione che conserva ancora oggi una forte attualità e che invita a riflettere sul significato dell’autonomia come strumento di inclusione democratica e di coesione nazionale, offrendo al tempo stesso alcune indicazioni utili per le scelte future.