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Perseveranza, tempo e fatica: una lezione dal dietro le quinte della Scala

21 ottobre 2026

Perseveranza, tempo e fatica: una lezione dal dietro le quinte della Scala

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Dopo una trepidante attesa, le luci si affievoliscono, cala il silenzio tra il pubblico e il maestro dà il via all’orchestra. I cantanti entrano in scena e inizia la magia. È un pomeriggio speciale, quello del 14 ottobre scorso, un pomeriggio che non dimenticherò facilmente: per la prima volta in vita mia mi trovo tra la platea della Scala di Milano, un luogo da cui, durante gli anni universitari, sono passata molto spesso. E se fino ad oggi, è stato per me solo un luogo di passaggio, un simbolo della cultura milanese, oggi, finalmente, ho potuto viverlo nella sua bellezza.

Insieme ad altre studentesse e studenti, dottorande, dottorandi e docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - presso la quale sto svolgendo un dottorato di ricerca in Scienze linguistiche e letterarie - ho avuto la fortuna di assistere alle prove del Faust di Charles Gounod, in scena dal 20 ottobre sotto la direzione del maestro Daniele Rustioni.

Con l’inizio delle prove, la mia curiosità si trasforma in stupore: mi rimane subito impresso il tripudio di luci, colori e movimenti che dominano il palco in perfetta simbiosi con l’orchestra. Un linguaggio diverso da quello della letteratura, ma altrettanto affascinante, considerata anche l’opera portata in scena, punto di riferimento assoluto per noi germanisti. L’incontro con un Faust dall’identità ben diversa da quella a me nota e cara mi ha aperto un mondo. Come un mito di questa portata viene trasposto dalle pagine goethiane al palco dell’opera lirica? Quali differenze culturali emergono nella rappresentazione faustiana tedesca e francese? Domande molto importanti anche da una prospettiva antropologica, dati i temi esistenziali al centro del mito. Nonostante il Faust non sia il mio ambito di ricerca principale, questa esperienza, così come la grande offerta culturale dell’Università Cattolica, mi ha permesso di aggiungere un nuovo tassello al mio bagaglio di conoscenza e, soprattutto, mi ha regalato nuovi spunti di riflessione, utili per ampliare i miei orizzonti di ricerca.

È stato poi veramente illuminante vedere svelato il grandissimo lavoro che si cela dietro l’opera lirica: assistere alle prove significa osservare l’intesa che orchestra e direttore intessono giorno dopo giorno, la precisione chirurgica dei tecnici del suono e delle luci, la straordinaria memoria dei cantanti lirici; tutti aspetti che, nella rappresentazione finale, non si notano perché i professionisti sono talmente bravi da risultare sempre naturali. Ma i loro sforzi si vedono in maniera nitidissima durante le prove, e lasciano un messaggio molto importante per chiunque studi o faccia ricerca: per giungere a risultati soddisfacenti ci vogliono perseveranza, tempo e fatica; gli errori sono una parte importantissima del percorso.

Un articolo di

Giulia Ferrari Bedini

Giulia Ferrari Bedini

Dottoranda Scienze linguistiche e letterarie - Università Cattolica

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