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Prevenzione, medicina e solidarietà: la salute inclusiva a partire dai più fragili

07 ottobre 2026

Prevenzione, medicina e solidarietà: la salute inclusiva a partire dai più fragili

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Favorire l’accesso alla prevenzione e intercettare precocemente condizioni di rischio e fragilità nella popolazione migrante anziana, in una prospettiva di salute inclusiva nella quale la prevenzione non può essere un'opportunità riservata a chi accede più facilmente ai servizi sanitari, ma deve raggiungere anche le persone e le comunità che possono incontrare maggiori ostacoli linguistici, culturali, sociali o organizzativi.

Con questo obiettivo è nata l’iniziativa che si è svolta lo scorso 30 settembre presso l’Hub Salute della Comunità di Sant’Egidio, promossa dalla Fondazione Età Grande in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il Centro di Ricerca per la Salute Globale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il sostegno di IAPB Italia ETS e OneSight – EssilorLuxottica Foundation, nell’ambito della ASL RM1.

Un articolo di

Federica Mancinelli

Federica Mancinelli

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Attraverso attività anamnestiche e diagnostica strumentale individuale e collettiva, che ha visto la partecipazione volontaria e gratuita di docenti universitari, specializzandi, personale medico ospedaliero e infermieristico, personale e volontari della Comunità di Sant’Egidio, si è valutato il rischio cardiovascolare, la fragilità e la vulnerabilità associabile tipicamente all’”età grande”, oltre a svolgere visite di medicina generale e specialistiche oculistiche, otorinolaringoiatriche e geriatriche.

L’iniziativa ha permesso di identificare diverse situazioni a rischio per lo sviluppo di future patologie, altrimenti silenti, orientando il migrante verso appropriati percorsi preventivi. Inoltre, sono state riscontrate patologie francamente conclamate e sottostimate o, addirittura, non comprese da parte del migrante, che hanno comportato l’avvio degli stessi ad ulteriori accertamenti clinici, per alcuni anche con carattere di urgenza.


L’evento ha avuto un notevole successo, raccogliendo le richieste di più di un centinaio di migranti, accompagnati spesso dai loro parenti e dagli intermediatori culturali, accolti da un clima partecipativo, inclusivo e accogliente, in cui l’attenzione posta per ognuno delle persone ha creato non solo risultati preventivi e clinici efficaci quanto una partecipazione empatica comune atta creare fiducia e consapevolezza dell’importanza del proprio stato di salute e dell’educazione alla salute, allo scopo di superare ostacoli linguistici, culturali, sociali o organizzativi nell’ottica del binomio biunivoco ed inalienabile di “salute e dignità della persona”.

«Questo straordinario evento ha dimostrato come la solidarietà e la competenza medica possano abbattere ogni barriera sociale e culturale, in particolare per chi spesso è “invisibile” – ha commentato il professor Umberto Moscato, Associato di Medicina del lavoro e Direttore del Centro di Ricerca per la Salute Globale all’Università Cattolica -. Tra sorrisi, ascolto e cure gratuite, le barriere linguistiche e culturali si sono sciolte per lasciare spazio alla pura umanità, tracciando la strada per un futuro più equo e solidale in cui la medicina e la prevenzione sono “quella scienza” che non dimentica nessuno».

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