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Quarant'anni di Drive In

04 dicembre 2023

Quarant'anni di Drive In

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«In novanta minuti, il tempo di una partita, si vedevano cinquanta situazioni che prima andavano scritte. La scrittura, oltre che l’abilità del regista, creava il ritmo».

Antonio Ricci, inventore e padre di Drive In, ha svelato il segreto di quel prodotto straordinariamente innovativo andato in onda per la prima volta su Italia 1 nel 1983. E l’ha fatto davanti agli studenti dell’Università Cattolica che si sono radunati nell’aula Gemelli del campus milanese venerdì 1° dicembre in occasione dell’evento “40 anni di Drive In. La trasmissione che ha cambiato la storia della tv”, promosso dal Centro di ricerca sulla televisione e gli audiovisivi (CeRTA) dell’Ateneo.

«I ragazzi nati dopo il 2000 hanno solo sentito parlare di Drive In ma in aula hanno visto il documentario di Luca Martera Drive In - L’origine del male. Oggi vogliamo raccontare loro cosa è stato questo programma a quarant’anni dalla sua nascita» - ha dichiarato il direttore del Certa Massimo Scaglioni introducendo il parterre di relatori che ha rievocato il contesto storico, politico, sociale dell’Italia degli anni Ottanta in cui la trasmissione è nata e che ha designato il suo successo.

Era il 1983 quando Fininvest ha acquisito Italia 1 dall’editore Rusconi, l’anno in cui ha avuto inizio la tv commerciale e accadeva anche un cambiamento del linguaggio nell’estetica della tv di cui Drive In è stato un campione.

Era anche l’anno «in cui è cambiata la guida del governo e dalla DC si è passati al socialismo di Bettino Craxi che impersonava la modernità - come ha ricordato Barbara Palombelli -. Ed era un anno di dopoguerra contro il terrorismo. L’Italia aveva voglia di vivere, di ridere, di stare bene, quella voglia che era proiettata all’esterno delle case, finchè Drive In ha dato l’opportunità di divertirsi davanti alla tv. Drive In era una rivoluzione».

La creatura di Antonio Ricci ha potuto contare su validissimi registi come Giancarlo Nicotra e Beppe Recchia, autori come Ellekappa, Lorenzo Beccati, Max Greggio, Gennaro Ventimiglia, Gino e Michele e la Gialappa’s, un cast d’eccezione con, tra gli altri, Gianfranco D’Angelo, Giorgio Faletti, Ezio Greggio, Teo Teocoli, la Gialappa’s e, presenti in aula all’evento, Carmen Russo, Enrico Beruschi, Francesco Salvi, Nino Formicola, Antonia e Annarita Dell’atte, Sergio Vastano.

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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Con gratitudine Antonio Ricci ha ricordato quanto ha imparato dal regista Enzo Trapani, il maestro che tanto gli ha insegnato quando, non ancora trentenne, firmava come autore su Rai1 la prima edizione di Fantastico nel 1979. «Era il regista ribelle che picchiava duro su tutto e che mi ha insegnato quanto sia importante e costoso mettere in piedi una trasmissione e che per questo non la si può interrompere a meno di enormi danni. Questo ti dà la libertà di mettere in pratica la tua idea e di non farti fermare da nessuno. Trapani mi ha insegnato che i comici si possono tagliare e grazie a lui sono entrato dalla porta principale del varietà».

Come sempre nella storia, gli eventi memorabili nascono per una concomitanza di situazioni propizie. Così il talento di Antonio Ricci ha potuto esprimersi grazie a Carlo Freccero che nell’83 dirigeva il palinsesto di Italia 1. Freccero agli studenti in aula ha spiegato che Drive In ha dato l’dea dell’identità di rete che giocava tra la cultura popolare italiana e il modello della cultura commerciale americana. «Ho capito subito la potenzialità di Drive In che si imponeva come qualcosa capace di andare oltre la tradizione popolare del Paese. Il primo elemento di innovazione era la velocità della tv commerciale. Bisognava intrattenere il pubblico come faceva Indiana Jones. Anche gli spot dovevano essere veloci. Bisognava avere un flusso senza stacchi, fare un prodotto post moderno che attingesse all’archivio per integrarlo con il presente».

Non sono mancate le voci dei più giovani che all’epoca di Drive In erano bambini, come Victoria Cabello che, collegata in streaming, ha dichiarato tutto il fascino di questo programma che si esprimeva attraverso «la satira, il Tenerone, i paninari scoperti proprio grazie al programma, vero e proprio hub libero e all’avanguardia». Anche Alessandro Cattelan davanti agli studenti ha ricordato, nonostante fosse molto piccolo, «l’infilata di comici molto brillanti, i tormentoni, “il mondo che c’ho sotto i piedi”, “il 18 lo rifiuto”, modi di dire che rappresentavano una sorta di viralità prima che ci fosse internet».

Ma questa rivoluzione come è stata davvero possibile? Ricci non ha dubbi: per fare un buon programma bisogna studiare. «La prima edizione l’abbiamo scritta nel camerino di Beruschi (con i cioccolatini!) e nel residence di Greggio. Dalla seconda edizione ho messo insieme una redazione folta che serviva a scrivere la trasmissione. C’era bisogno di tanta gente: c’erano attori che scrivevano le loro parti, altri che dovevamo in parte assistere, altri che dovevano essere completamente supportati e tutto questo aveva bisogno di tempo». E ancora ha aggiunto Ricci: «Era una fabbrica incredibile. Il ritmo nasceva da questa capacità di scrivere. Potevamo contare sulla generosità e capacità entusiastica di quel gruppo di cui Beppe Recchia era il motore. Si andava a cena e di notte si scriveva. Io testavo gli autori con sketch brevi di 20 o 30 secondi, ci si misurava in questo modo e si cresceva come autori».

La satira era determinante in Drive In, tanto quanto i balletti e la comicità, tutto condensato in un ritmo infernale che sarebbe stato insostenibile se ogni dodici minuti non ci fosse stata un’interruzione pubblicitaria. «La satira era molto libera, è stato un modo di mollare le briglie della censura» - ha concluso Ricci.

Il titolo del programma rimanda a una americanizzazione degli anni Ottanta, come ha sottolineato la ricercatrice del Certa Anna Sfardini, ricordando le imitazioni di Gianfranco D’Angelo e Ragazze del fast food, e aprendo così il capitolo sul ruolo femminile in Drive In. «C’eravamo liberate da certi obblighi e doveri. Le donne che si mostravano discinte erano le stesse che si vedevano nelle spiagge o nelle pubblicità» - ha ricordato Palombelli.

«Il modello di donna proposto da Ricci aveva la chiave dell’ironia. Non è una questione di vestirsi o svestirsi ma di ruoli e spazi che vengono dati alle donne e che sono sempre subalterni agli uomini. Quello che oggi mi piacerebbe vedere e sdoganare in tv sono proprio i cervelli delle donne» - ha dichiarato Cabello.

E su questo ha insistito Ricci: «Le Ragazze del fast food erano vestite esattamente come le pin up americane, avevano un’ironia sorprendente nella presa in giro dei miti americani, recitavano battute».

Insomma, un compleanno allegro festeggiato in Cattolica, quello degli Anta di Drive In, che tutti ricordiamo come il programma allegro e colorato come un fumetto o un cartone animato, che con la risata ha saputo prendere in giro al tempo stesso il modello dell’esagerazione americana e la Milano da bere. 

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