Nell’epoca della rivoluzione digitale, qual è l’attualità del filosofo danese Kierkegaard, vissuto nella prima metà dell’Ottocento? Le risposte si possono trovare nella mostra Søren Kierkegaard: l’amore, la nascita, il silenzio, la gioia allestita al Meeting di Rimini, grazie al contributo di Ingrid Basso, docente associata di Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia, Università Cattolica del Sacro Cuore.
La mostra – spiega la professoressa Basso -si articola lungo un percorso che comincia attraverso un portale e poi si dipana lungo un cammino in 37 tappe, scandite da grandi pannelli suddivisi in 5 sezioni. Se il grande protagonista del percorso è il filosofo danese Søren Kierkegaard (1813-1855) e la sua visione di vita segnata da una ricerca di senso che dalla disperazione, attraverso la fede muove infine all’amore, a guidare il vero e proprio viaggio spirituale dello spettatore è un interlocutore contemporaneo del filosofo danese: il giovane pittore paesaggista Johan Thomas Lundbye che elegge idealmente Kierkegaard a sua guida spirituale, pur senza averlo mai conosciuto di persona. La sua figura serve ad aiutare il visitatore a immedesimarsi in un lettore modello bisognoso di dare un senso alla propria angoscia, che trova nei testi di Kierkegaard proprio ciò di cui ha più bisogno: una voce che parli di lui e per lui, indicando una strada verso la pace spirituale. Lo spettatore è così accompagnato a esplorare il disegno globale delle opere del filosofo. I pannelli riproducono dunque un colloquio ideale tra Kierkegaard e Lundbye.
Il filosofo danese Søren Kierkegaard ha significativamente influenzato la cultura di tutto il Novecento e non ha smesso di far sentire la sua voce riecheggiata durante l’incontro di venerdì 21 negli interventi di Ingrid Basso, Dipartimento di Filosofia, Università Cattolica del Sacro Cuore; Joakim Garff, teologo e responsabile Søren Kierkegaard Research Centre, Università di Copenhagen; Ettore Rocca, professore di Estetica, Università Digitale Pegaso e professore Søren Kierkegaard Research Centre, Università di Copenhagen, coordinati da Carmine Di Martino, professore di Filosofia Morale, Università degli Studi di Milano.
Come pensatore e come persona, Kierkegaard si è dedicato a scandagliare i fattori costitutivi dell’esistenza, conferendo loro piena dignità filosofica: la singolarità, il sé, l’interiorità, in un cammino che dalla disperazione procede via via verso il riconoscimento della possibilità della fede, una fede che significa amore, silenzio – di contro al vociare del mondo – e infine gioia.
Le sue opere possono ancora gettare luce sulla situazione umana dei giovani di oggi?
“Io l’ho incontrato a 15 anni – racconta Ingrid Basso- mi era stato regalato uno dei suoi testi da un compagno, quel testo mi colpì talmente tanto che decisi di approfondire anche le letture delle altre opere del filosofo perché era il periodo in cui un giovane adolescente si pone delle domande relative al senso della propria esistenza e cerca una risposta alla propria inquietudine dinanzi all'ignoto. E poi le opere di Kierkegaard sono testi, si, filosofici, in cui però la parola non resta pura astrazione, ma è parola viva, in azione, per così dire,che ci figura modalità, possibilità di esistenza vera. I suoi testi parlano inoltre alla contemporaneità, si presentano come una sorta di romanzo filosofico, e il romanzo parla sempre di possibilità, per questo la modalità espressiva filosofica di Kierkegaard sarà presa poi come modello dai filosofi dell'esistenzialismo. Fa sì che il lettore si immedesimi sempre nei suoi protagonisti, che incarnano delle possibilità di esistenza ovvero i modi in cui il sé, l'individualità della singola persona può rapportarsi a sé stessa e al mondo e instaurare quindi anche delle relazioni con il mondo esterno.”
Ed è qui che la lettura dei testi kierkegaardiani è un richiamo alla contemporaneità.