NEWS | Piacenza

Senza acqua non si mangia

20 marzo 2026

Senza acqua non si mangia

Condividi su:

Duecento studenti, un auditorium, e una domanda che pesa quanto il silenzio: siamo davvero consapevoli di cosa significa perdere l'acqua? È partita così, venerdì 20 marzo, la giornata dedicata al World Water Day nell'auditorium "G. Mazzocchi" del campus piacentino dell'Università Cattolica, promossa insieme al Consorzio di Bonifica di Piacenza e patrocinata da ANBI Emilia-Romagna.

A dare il via ai lavori Edoardo Fornari, docente di Marketing alla Cattolica: «Vogliamo sensibilizzare i giovani sull'importanza di questa risorsa fondamentale per la vita, la società e il sistema agroalimentare. Crediamo fortemente nel ruolo dei giovani e nella necessità di coinvolgerli in un percorso di maggiore consapevolezza verso una risorsa così preziosa per il nostro futuro».

La rete che porta l'acqua nei campi: Francesco Cavazza, Responsabile Ricerca, innovazione e internazionalizzazione del Canale Emiliano Romagnolo, ha aperto una finestra su un'infrastruttura che molti ignorano eppure sostiene l'intera agricoltura regionale: oltre 20.500 km di canali e condotte, 5.290 km di argini. Il solo Canale Emiliano Romagnolo rende irrigabili 175.000 ettari, sostenendo filiere di eccellenza con più di 10 prodotti DOP e IGP e quasi 350 milioni di euro di produzione lorda vendibile. In uno scenario segnato da siccità, alluvioni, gelate tardive e ondate di calore sempre più frequenti, ha spiegato, l'innovazione tecnologica diventa decisiva: la piattaforma IRRIFRAME integra dati satellitari e sensori fisiologici delle piante per guidare l'irrigazione di precisione.

Andrea Ferrarini, docente di Agronomia alla Cattolica, ha tracciato un ritratto inedito e per certi versi sorprendente della figura dell'agronomo contemporaneo: «non più solo tecnico di campo, ma analista di sistemi complessi, capace di muoversi tra sensori, satelliti e modelli previsionali». Ferrarini ha illustrato come oggi «sia possibile stimare i consumi idrici fino alla scala di bacino, grazie al telerilevamento e a piattaforme di supporto decisionale». Ma ha anche richiamato l'attenzione su pratiche agronomiche più semplici e spesso trascurate: favorire l'infiltrazione, ridurre l'evaporazione, conservare l'umidità del suolo: «Azioni che paiono semplici ma che hanno grandi effetti». Il tutto senza trascurare l'agronomia del paesaggio: perché l'acqua non si gestisce solo dentro un campo, ma dentro un territorio.

A seguire, Margherita Dall'Asta, docente di Scienze dell'Alimentazione, ha spostato il fuoco dalla campagna alla tavola, ricordando con dati alla mano che l'acqua è molto più di ciò che beviamo: è dentro quasi tutto quello che mangiamo. «La dieta mediterranea è il modello più sostenibile che abbiamo, perché promuove la salute riducendo al contempo l'impatto ambientale.» Un messaggio diretto ai ragazzi in sala: meno bevande zuccherate, più frutta, verdura, legumi, alimenti naturalmente ricchi d'acqua. E poi il concetto di impronta idrica, ancora poco conosciuto ma dirompente: ogni cibo che portiamo in tavola ha richiesto acqua per essere prodotto, e le nostre scelte alimentari incidono su questa contabilità invisibile.

La seconda parte della mattina ha preso la forma di un dialogo, condotto da Fornari, con due protagonisti del sistema agroalimentare padano.

Enzo Panizzi, socio fondatore e direttore generale di Valcolatte, realtà nata nel 1914 e cresciuta fino a lavorare ogni giorno 600.000 litri di latte, producendo 35.000 tonnellate annue di mozzarelle, non ha usato giri di parole: «L'acqua rappresenta un elemento essenziale nei nostri processi produttivi e un bene fondamentale di cui comprendiamo pienamente il valore.» Ha aggiunto che l'azienda sta valutando interventi concreti per migliorare efficienza e risparmio idrico: non per obbligo normativo, ma per convinzione profonda che senza una gestione responsabile dell'acqua non esista qualità del prodotto, né sostenibilità del sistema.

Davide Rocca, direttore agronomico del Gruppo Casalasco (colosso europeo del pomodoro da industria, con 800 aziende agricole socie, cinque siti produttivi e 850.000 tonnellate di pomodoro fresco trasformato ogni anno) ha parlato con la chiarezza di chi conosce la terra da dentro: «Per noi che coltiviamo pomodoro l'acqua è da sempre una risorsa vitale. Dobbiamo agire concretamente per rendere l'agricoltura sempre più sostenibile: è doveroso verso i consumatori e, soprattutto, nei confronti delle nuove generazioni».

A chiudere la mattinata Chiara Gemmati, responsabile delle relazioni esterne del Consorzio di Bonifica di Piacenza, ha ricordato il legame indissolubile tra acqua, terra e cibo: il prodotto che arriva sulle nostre tavole nasce sempre da una filiera che ha radici profonde e quelle radici hanno sempre bisogno d'acqua.

Un articolo di

Sabrina Cliti

Sabrina Cliti

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti