La cerimonia di oggi inaugura un nuovo inizio e, come ogni nuovo inizio, non può che collocarsi all’interno di un dialogo fecondo tra passato e futuro: si fonda sull’eredità storica e culturale che ci precede, e si apre, con responsabilità e fiducia, alle sfide che siamo chiamati ad assumere.
È in questa prospettiva che il tema del patto generazionale, declinato attraverso la dimensione della longevità, intercetta una delle trasformazioni più rilevanti del nostro tempo.
Viviamo infatti in un’epoca che, per molti aspetti, è senza precedenti: accanto all’estremo sviluppo digitale ed alla trasformazione dei sistemi computazionali, si realizza una conquista più silenziosa, meno appariscente eppure di portata straordinaria: grazie ai progressi della medicina e della ricerca scientifica, la durata della vita si è significativamente estesa.
Questa trasformazione, tuttavia, non si esaurisce nella sola dimensione individuale di una vita prolungata. ridefinisce la struttura stessa della società e le modalità attraverso cui l’esperienza ed il sapere vengono trasmessi tra generazioni.
Il rischio, oggi, è che l’allungarsi della vita venga interpretato secondo una logica di frattura: tra generazioni, tra ruoli, tra aspettative divergenti. Non di rado, infatti, la longevità viene narrata come un fardello, come un peso da sostenere più che un’opportunità da abitare. Una simile rappresentazione rischia di oscurare il valore profondo di una società capace di custodire il tempo.
Al contrario, una società longeva è, potenzialmente, una società più ricca: ricca di conoscenze stratificate, di competenze che si sedimentano nel tempo, e di esperienze che possono essere condivise, rielaborate e messe in circolo.
È nell’università che questa tensione intergenerazionale trova il suo terreno più fertile: essa rappresenta la massima espressione di continuità e passaggio tra generazioni, spazio in cui la fame di conoscenza che galvanizza i giovani che ne varcano la soglia si cristallizza nell’esercizio effettivo dell’apprendere e del formarsi, e in la vocazione culturale della società si manifesta in tutta la sua forza, facendo dell’istituzione accademica il fulcro in cui il patto tra generazioni si traduce in azione concreta e duratura.
L’università vive per sua natura, infatti, di una dinamica essenziale: il sapere non si assoggetta ad una logica appropriativa che lo renderebbe sterile, ma esiste nella circolazione tra soggetti. È nella relazione che il sapere si costituisce come corpus vivo, mai irrigidito in un’immobilità dogmatica.
In questo senso, l’incontro tra maestro e allievo, tra docente e studente, tra soggetti portatori di età ed esperienze differenti, incarna, in un’accezione platonica, il fattore costitutivo del progresso stesso del sapere.
Pertanto, il mio appello è rivolto a tutti gli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, un’istituzione, una comunità che fa della centralità della persona e della sublimazione della cultura attraverso le generazioni il proprio fondamento più profondo.
In un luogo come questo, ogni esperienza accademica si apre come un orizzonte di possibilità: le aule non sono soltanto spazi di apprendimento, ma palcoscenici in cui la curiosità si accende, il talento fiorisce in responsabilità, e la passione si trasfigura in impegno duraturo.
Desidero esprimere il mio più sentito ringraziamento alla Rettrice, al Preside, ed a tutti coloro che rendono possibile l’eccellenza di questo Ateneo: uomini e donne che ogni giorno incarnano la dedizione, la sapienza e la generosità necessarie perché l’Università sia davvero luogo di trasmissione della cultura ed apertura al futuro. È per me un onore immenso far parte di questa
comunità, e testimoniare ogni giorno la meraviglia del nostro impegno comune.
Studentesse e studenti, facciamo nostro questo dono con entusiasmo e coraggio. Non limitiamoci a ricevere il sapere: viviamo, interroghiamolo, facciamolo crescere attraverso la nostra energia e la nostra creatività. Siamo protagonisti della nostra formazione, riconoscendo in ogni esperienza un’opportunità di costruzione collettiva, che riverbera oltre i confini del singolo per incidere nel tessuto culturale e civile della società.
Ed è proprio qui ed in questo modo che l’Università realizza pienamente la propria natura: essere luogo di relazione e rinnovamento del sapere, spazio in cui il dialogo tra passato e futuro si traduce in pratica viva, e in cui il patto generazionale non viene soltanto evocato, ma costantemente rinnovato e consacrato.