Luca Brambilla ha 23 anni e studia Fisica. Ma negli ultimi anni, accanto alle leggi della materia, ha iniziato a interessarsi a un'altra realtà complessa da comprendere: quella degli adolescenti che incontra ogni pomeriggio all'oratorio di Varano Brianza, dove lavora come educatore part time.
«Prima come volontario e oggi come operatore, mi sono reso conto che costruire buone relazioni umane, soprattutto con le nuove generazioni, richiede studio e preparazione non meno di quanto ne richieda comprendere i fenomeni naturali. Così ho deciso di affiancare alla mia formazione scientifica anche alcuni strumenti pedagogici. E poi chissà che questi due interessi, un giorno, non possano anche incontrarsi».
Francesco Barlassina, 24 anni, ha invece già scelto la strada dell'educazione professionale. È iscritto a un corso di laurea in Scienze dell'educazione e collabora con una cooperativa sociale che offre servizi e consulenza a scuole, oratori e imprese. L'esperienza maturata nell'oratorio di Cologno Monzese lo ha convinto a investire ulteriormente nella propria formazione.
C'è poi suor Briged, originaria dell'India, che ha deciso di approfondire la conoscenza del contesto sociale e culturale nel quale svolge il proprio servizio pastorale, in una parrocchia di Cardano al Campo, vicino all'aeroporto di Malpensa.
Brambilla, Barlassina e suor Briged sono tre dei partecipanti al corso di alta formazione “La qualità dell'educare negli oratori”. Il mese scorso hanno ricevuto, nella cripta dell'Aula Magna dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, l'attestato conclusivo di un percorso che negli anni ha coinvolto circa 150 persone.
Promossa dall'Università Cattolica e da Odielle (Oratori Diocesi Lombarde), l'iniziativa è arrivata alla sesta edizione (ma sono già aperte le iscrizioni per la prossima). Tra i corsisti si incontrano giovani che si affacciano al mondo del lavoro, educatori già attivi, religiosi e laici accomunati dalla stessa convinzione: educare richiede competenze, riflessione e una formazione continua.
Una necessità resa ancora più evidente dai cambiamenti che attraversano il mondo giovanile. «I ragazzi sono profondamente cambiati e dopo la pandemia questo cambiamento è diventato ancora più evidente», osserva don Stefano Guidi, responsabile di Odielle – Oratori Diocesi Lombarde.
Fragilità emotive, senso di inadeguatezza, difficoltà relazionali e crescente polarizzazione sociale entrano ogni giorno negli spazi educativi. Come evidenzia l'ultimo Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo, le opportunità offerte dal cambiamento non sono distribuite in modo uniforme: chi dispone di maggiori risorse riesce più facilmente a trasformare le difficoltà in occasioni di crescita, mentre chi vive situazioni più fragili rischia di percepire soprattutto incertezza e mancanza di prospettive.
Gli effetti di queste tensioni si riflettono anche negli oratori, che continuano a rappresentare uno dei pochi luoghi gratuiti e aperti a tutti. Un presidio educativo che resta centrale per molte comunità, nonostante la diminuzione del numero dei sacerdoti e la crescente complessità delle sfide educative.
«Di fronte a cambiamenti così profondi, dentro e fuori la Chiesa, le diocesi lombarde hanno scelto di investire in una proposta formativa di qualità. Così, proprio nell'anno del Covid, è nato questo corso grazie alla collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore», afferma don Guidi.
Rivolto a laureati in ambito pedagogico, educatori socio-pedagogici e persone in possesso di un diploma in Scienze religiose con una significativa esperienza educativa, il percorso si articola in circa cento ore tra lezioni frontali, laboratori ed esercitazioni pratiche. Al termine non si viene abiliti alla professione di educatore socio-pedagogico, ma si acquisiscono competenze specifiche per la progettazione, la gestione e il coordinamento delle attività educative negli oratori.
«Nelle lezioni e nei laboratori cerchiamo di comprendere, attraverso il confronto sulle buone pratiche e la riflessione pedagogica, come restare fedeli alla duplice vocazione dell'oratorio che, per usare un'espressione di san Giovanni Bosco, è quella di formare il buon cristiano e il buon cittadino», spiega Pierpaolo Triani, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale all'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Una sfida che interpella quotidianamente chi lavora con i ragazzi: come educare alla fede in una società sempre più plurale? Come costruire relazioni significative in un contesto segnato dall'individualismo? Come aiutare i giovani a sentirsi parte di una comunità?
«Durante il corso abbiamo messo a confronto le nostre esperienze, cercando di capire perché alcune iniziative abbiano funzionato e se possano essere replicate in altri contesti», racconta Brambilla.
Per il project work finale, Barlassina ha studiato alcune esperienze di apprendimento tra pari sviluppate nei doposcuola parrocchiali. Brambilla, invece, si è concentrato sulle alleanze educative costruite da alcuni oratori con scuole, associazioni sportive e altre realtà del territorio.
Per entrambi, il valore più importante del percorso è stato quello di trasformare l'esperienza quotidiana in occasione di riflessione e crescita professionale.
«Credo che la cosa fondamentale sia tenere sempre viva la domanda sulle motivazioni. Perché si sta insieme? Che cosa ci muove? Che cosa ci spinge a dedicarci gratuitamente agli altri? Quando questa fiamma resta accesa, i ragazzi se ne accorgono e metà del lavoro è già fatta», conclude Barlassina.