C'è un'immagine che Giulio Tremonti ha tenuto presente per introdurre la sua lectio magistralis alla XXII Lezione Mario Arcelli: due fotografie. La prima in bianco e nero, quella degli statisti che nel 1957 firmarono i Trattati di Roma, uomini che arrivavano dalla guerra, consapevoli del peso storico di ciò che costruivano. La seconda a colori, quella di oggi: capi di governo che, al G20 di Roma del 2021, andarono in gita alla Fontana di Trevi senza accorgersi che mancavano i rappresentanti di Cina e Russia. Quattro mesi dopo scoppiava la guerra in Ucraina.
È su questo scarto che si è innestata la riflessione dell'economista e presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, ospite lunedì 13 aprile della Lezione annuale promossa dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell'Università Cattolica e dal CeSPEM «Mario Arcelli», diretto dal professor Francesco Timpano.
Tremonti ha preso le mosse dall'episodio biblico della Torre di Babele (l'umanità che sfida il cielo, la divinità che abbatte la torre, il ritorno al disordine) come allegoria del mondo presente: «È finita l'illusione della globalizzazione», lo dice da Decenni, Tremonti, e lo ha ribadito davanti ai numerosi studenti della Cattolica di Piacenza presenti in sala Piana per ascoltare il 4 volte Ministro dell’Economia.
Il Muro di Berlino cade nel 1989, l'URSS si dissolve nel 1991, nel 1994 nasce il WTO: in un intervallo brevissimo, il mercato si convince di poter stare sopra ai popoli e ai governi. Un disequilibrio che Tremonti aveva previsto nel suo «Fantasma della povertà», dove parlava di capitali in Asia, ricchezza verso l'alto in Occidente, povertà verso il basso altrove , e che si è risvegliato sotto forma di dazi. La promessa di Trump è riportata senza filtri come «l'idea di risarcire rispetto a un errore».
Denso il passaggio sulla crisi del 2008: nel 2009 l'Italia propose un «Global Legal Standard», norme comuni sull'economia globale. Fu sconfitta dalla finanza, che preferì stampare moneta. Dal 2011-2012 la curva finanziaria si è sganciata verticalmente dal PIL, in misura senza precedenti nella storia economica. A questo si intreccia il ricordo di una conversazione del 2010 con Jürgen Habermas, che aveva già definito quello processo un «dolce colpo di Stato» della finanza ai danni dello spirito europeo, e aveva profetizzato il ritorno del confronto millenario tra Asia e Occidente. «Dall'Ucraina al Mar Rosso, oggi ci siamo dentro», ha concluso Tremonti.
Ma il quadro non è solo cupo. Nel 2003 l'Italia propose Eurobond per la difesa europea: bocciati dalla Commissione Prodi come «antieconomici». Dopo ventitré anni, l'Europa li emette per l'Ucraina, e la sconfitta di Orbán alle urne indica che quella strada sarà percorsa. Si aggiungono l'accordo nucleare di deterrenza tra Francia e Gran Bretagna e il patto Mercosur. Restano errori vistosi come «la normativa sull'automotive che ha compromesso l'industria dell'auto e il suo indotto, mentre si approvavano regole minuziose sui tricicli dei bambini, ma qualcosa si muove». «Troppe normative e poche regole chiare», ha sintetizzato Tremonti, citando quella che definisce la contraddizione strutturale di un'istituzione che soffoca la propria economia con la burocrazia.
L'appello finale è stato rivolto agli studenti in aula: «Il futuro dell'Europa è dei giovani e i giovani possono davvero fare l'Europa».
A conclusione, il Premio di Laurea Mario Arcelli 2025 è stato assegnato a Valentina Maffoni per una tesi sulle fusioni e acquisizioni nel sistema bancario europeo, svolta in Economia Internazionale con il professor Randolph Bruno, alla presenza di Francesco e Federico Arcelli. I lavori, aperti dal Sindaco Katia Tarasconi, si è concluso con le parole di Angelo Federico Arcelli, docente all'Università Cattolica e all'Università G. Marconi, e Francesco Timpano, direttore del CeSPEM e professore di Politica Economica della Cattolica, che ha ricordato come questo appuntamento sia diventato «un momento prezioso di riflessione sulle dinamiche dell'economia attuale» offerto agli studenti e alla comunità piacentina.