Un’opportunità di riflessione per Brescia e il suo territorio, ma anche un contributo per la storiografia del cattolicesimo sociale. Vuole essere questo il corposo volume (oltre 400 pagine) «Brescia contemporanea. Uomini, istituzioni, economia e società» (Morcelliana Editrice) di Mario Taccolini , presentato lunedì 19 gennaio nell’Aula Magna della sede bresciana dell'Università Cattolica.
Partendo dalla domanda su quale sia stata il ruolo dei cattolici nel plasmare la società e l’economia bresciana, mons. Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa (autore dell’introduzione), risponde che Brescia è stato il laboratorium dove si è formata la dottrina sociale della Chiesa perché ha saputo guardare al futuro.
Lo testimoniano i documenti, le visite pastorali, la storia delle istituzioni educative e caritatevoli nate nell’800.Qui c’era un «humus culturale, valoriale e sociale in cui le persone hanno modellato la propria identità, grazie anche a una Chiesa aperta socialmente, disposta a dialogare con la modernità, a correre rischi in compagnia del lavoro, del capitale, dell’impresa, disposta a interpretare le sfide della contemporaneità e a porsi in dialogo con nuove esigenze sociali ed imperativi etici inediti. Grazie al contributo di studiosi come il prof. Mario Taccolini è stato sondato un orizzonte storiografico denso e articolato, all’interno del quale si intrecciano uomini e donne che, con ingegno e lungimiranza hanno declinato il proprio operato ispirandosi al motto Brixia fidelis fidei et iustitiae consecravit».
Il ruolo dei cattolici in ambito bancario è stato richiamato da Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, evidenziando «la fecondità di una linea di pensiero e azione che non aveva intenti meramente reddituali, ma perseguiva l’utilità liberale degli istituti di credito». Bazoli ha colto un altro aspetto che può insegnare qualcosa all’attualità: «anche nel periodo degli aspri contrasti tra zanardelliani e cattolici, non vennero meno i rapporti vicendevoli di grande rispetto tra gli esponenti più illuminati degli opposti schieramenti». Brescia è stata così anche un laboratorio di quel dialogo tra culture diverse che ha caratterizzato «i momenti migliori del nostro Paese».
Anche Emilio Del Bono, vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia e già Sindaco di Brescia, ha evidenziato il rapporto fra Chiesa e laicato. «La storia qui raccontata fa emergere che nel movimento cattolico bresciano non ci furono fratture irrimediabili. La Chiesa si è espressa attraverso il clero, ma a Brescia ha affidato al laicato responsabilità crescenti, sorreggendolo con fiducia anche in momenti turbinosi». Da questa prerogativa tutta bresciana derivano molte conseguenze: tra esse, uno sviluppo economico segnato da «una costante ricerca del riequilibrio, con prove generali di economia sociale di mercato». E una comunità solidale, cementata dall’«impegno sociale formidabile del movimento cattolico bresciano».
Libri come questi servono a “fare memoria”, perché non si può pensare fuori dalla storia, rischiando quell’atrofia che pare sempre più caratterizzare il tempo presente. Anche il professor Giovanni Gregorini, direttore del Dipartimento di Scienze storiche, filologiche e sociali, che ne ha curato la postfazione, invita “ad una rinnovata cura storiografica e culturale della Brescia contemporanea, ad alimentare una seria e credibile memoria storica del contributo che i cattolici bresciani hanno dato alla storia del Paese. Questo volume si configura come un impulso fecondo per il progresso delle future ricerche sulla storia del territorio bresciano e sulle molteplici interconnessioni”.
E guardando alla sua storia personale di studioso, Mario Taccolini ha chiuso l’incontro visibilmente commosso per questo volume voluto dai suoi allievi e per tutti gli amici che hanno gremito l’Aula Magna, ricordando con gratitudine i suoi maestri accademici Mario Bendiscioli, Sergio Zaninelli e Vittorino Chizzolini.