«L’attenzione alla cura, a chi la fa e a chi la riceve, costituisce un oggetto pienamente aderente alla missione di un Ateneo come il nostro. In realtà, è un compito che svolgiamo da diverse angolature disciplinari. Da noi, infatti, il caregiving trova approfondimenti di ricerca non solo in ambito prettamente medico-sanitario, nella Facoltà di Medicina e Chirurgia e nel Policlinico Gemelli, bensì amplia lo spettro di indagine ai temi educativi, familiari e sociali». Con queste parole la rettrice dell’Ateneo Elena Beccalli ha aperto l’evento “Capitale sociale e pratiche di cura: soggetti e strategie di intervento” che venerdì 23 gennaio ha presentato gli esiti di un progetto di ricerca biennale dedicato ai caregiver, coordinato dall’Università Cattolica e realizzato insieme all’Università degli studi di Verona e del Molise.
«Credo fermamente nel ruolo delle università come rigorosi mediatori epistemici – ha continuato la rettrice –. Offrire alla società e alle istituzioni un lavoro serio su un tema centrale per il miglioramento del nostro sistema di welfare è un servizio che non solo arricchisce il dibattito scientifico e pubblico, ma consente alla democrazia di rafforzarsi, attraverso una “manutenzione” permanente delle sue strutture e delle sue politiche, alla quale credo che le comunità accademiche debbano contribuire in maniera libera e auspicabilmente incisiva».
Una ricerca che il ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, intervenuta al convegno, vorrebbe portare all’attenzione dell’Osservatorio nazionale sulla Condizione delle Persone con disabilità per monitorare i bisogni dei caregiver e per evidenziare le riflessioni in corso e le proposte concrete. «Dopo trentuno leggi non andate a buon fine, oggi siamo arrivati all’approvazione in Consiglio dei ministri del riconoscimento normativo del caregiver familiare – ha spiegato il Ministro –. Abbiamo istituito un tavolo che ha lavorato dal gennaio 2024 per impostare una direttiva, composto da oltre 50 tra associazioni, famiglie, sindacati, rappresentanti dei territori e del terzo settore per lavorare con una visione comune, perchè questa proposta di legge finalmente possa arrivare fino alla fine dell’iter legislativo. Si prevedono tutele di tipo economico ma non solo. Sono stati stanziati al momento 257 milioni di euro con la speranza in futuro di poter implementare le risorse e arrivare a riconoscere anche i contributi figurativi. Abbiamo lavorato innanzitutto su due aspetti: le tutele differenziate, per abbracciare tutti i caregiver anche con impegno di cura a diverse intensità, e un punto di partenza fondamentale: il caregiver familiare convivente e prevalente. Per i giovani caregiver, in particolare, sono previste agevolazioni come l’esenzione dalle tasse universitarie, e la compatibilità con gli orari di studio e di servizio civile universale, e per i caregiver lavoratori è prevista la possibilità di richiedere il tempo part time o il lavoro agile, ma anche il riconoscimento dell’attività di cura svolta ai fini lavorativi. È un primo punto importante che non era mai stato posto da nessuno e da questo non si tornerà più indietro, ma si potrà solo migliorare».
L’importanza di sostenere i caregiver che rischiano costantemente il burn out è stata sottolineata dal preside Domenico Simeone che ha portato il saluto della Facoltà di Scienze della formazione: «Servono risposte modulari perché il percorso di cura manifesta bisogni diversi e spesso i servizi sono stereotipati e non adeguati alle necessità. Per le persone con disabilità la parabola inizia con il rifiuto della situazione, solo successivamente subentrano consapevolezza e accettazione, ma se accompagnate, queste persone riescono a condividere le difficoltà e le fatiche di altri che vivono situazioni simili».
E sono proprio le reti sociali e informali, il network più ampio - presente già prima della condizione di bisogno - con cui la persona fragile è entrata in relazione che i ricercatori indicano come il punto di svolta nel processo di cura, come spiegano le sociologhe dell’Università Cattolica Donatella Bramanti (coordinatrice) e Lucia Boccacin. L’idea proposta è contenuta nel titolo la pubblicazione a cura di Bramanti, Ferrucci, Tronca Dal caregiver al caregiving. Relazioni di cura, capitale sociale e politiche di welfare, Educatt, Open access.
La situazione nazionale è complessa. L’Istat stima che 2,3 milioni di caregiver assistono persone non autosufficienti per oltre dieci ore alla settimana. A fronte di un fenomeno in costante aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione, la ricerca ha promosso sia indagini qualitative mediante intervista al caregiver e alla persona che lo supporta, sia quantitative a livello nazionale su un campione della popolazione maggiorenne residente in Italia secondo le proporzioni per sesso, età e macroarea geografica.