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Festa di laurea, la lezione la fanno studenti e studentesse

22 giugno 2026

Festa di laurea, la lezione la fanno studenti e studentesse

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Erano più di trecento, su oltre 500 laureati magistrali e a ciclo unico, a far parte del corteo che dalla sede di via Trieste dell’Università Cattolica ha riunito insieme ex studenti, presidi e professori, accompagnati da amici e parenti. Fra di loro anche due neomamme che in toga e tocco hanno tenuto fra le loro braccia i loro bebé.

Un modo simbolico per dire alla città che l’Università Cattolica li ha formati nei diversi campi del sapere, dalle facoltà scientifiche a quelle più umanistiche, e che ora li affida alla città e alla provincia come talenti da far fruttare, anche se sappiamo che parte di loro guarda già all’estero per cercare lavoro.

 
Ma sabato 20 giugno è solo tempo per festeggiare la laurea conseguita nel periodo tra maggio 2025 e aprile 2026. Ad accoglierli c’erano i presidi delle sei facoltà attive nella sede di Brescia (Lettere e filosofia, Scienze dell’educazione, Psicologia, Scienze linguistiche e letterature straniere, Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze politiche e sociali), e la prorettrice vicaria Anna Maria Fellegara.

«Sentiamo la responsabilità di essere un attore importante della dimensione universitaria di Brescia e ci prendiamo questa responsabilità» ha spiegato. «Questa è una festa, e la festa si celebra insieme. È un momento centrale nel quale si unisce la storia personale delle ragazze e dei ragazzi e quella delle loro famiglie, che hanno investito in loro e hanno creduto che l’Università Cattolica fosse il luogo idoneo per coltivare i talenti dei loro figli. La festa di laurea è un appuntamento, una tradizione che viviamo ogni anno con un’emozione, con una partecipazione sempre nuova, sempre autentica; è bello incrociare le vite delle nostre ex studentesse ed ex studenti nel momento in cui abbracciano la loro vita professionale, il loro futuro. Lo si sente dalle loro parole e lo si vede dai loro sguardi tutto l’investimento che l’Università Cattolica ha fatto su questa generazione pronta a servire la comunità intera e il loro Paese. E come assistere allo sbocciare di un fiore».

Dopo la prorettrice ha preso la parola Federico Manzoni, vice Sindaco del Comune di Brescia. «È questo un momento di festa anche per la città, orgogliosa di questa sua vocazione universitaria» e citando Aldo Moro ha concluso affermando che la comunità «ha bisogno sia delle vostre capacità professionali sia soprattutto di quelle umane».

A portare il saluto del Vescovo di Brescia è salito sul palco monsignor Raffaele Maiolini, vicario episcopale per la cultura e direttore, in Cattolica, dell’Istituto superiore di Scienze religiose, il quale ha invitato i laureati «ad abitare il mondo con fraternità e avendo a cuore il Sacro, a custodire la dignità dell'umano».

A seguire la testimonianza dei laureati, introdotti dai loro presidi. A chiamare sul palco Emili Ghattas, laurea in Gestione dei contenuti digitali per i media e i patrimoni culturali, c’era Andrea Canova, preside della Facoltà di Lettere e filosofia.

«Tra i banchi di via Trieste, abbiamo imparato che gestire i contenuti non vuol dire solamente scrivere copy o creare grafiche accattivanti, ma comprendere come colmare un vuoto comunicativo scegliendo le parole con cura. Durante questi anni abbiamo capito che dietro a ogni scelta, dietro ogni frase e ogni colore c’è un essere umano che cerca un significato. In un mondo che sembra incerto a causa dell’avvento dell’intelligenza artificiale, vi invito ad avere speranza nell’empatia, nel gusto estetico e nell’etica che solamente noi umani possediamo e possiamo infondere in ogni contenuto che produciamo. L'algoritmo può generare testi, ma non può metterci l'anima e non può colmarsi d’emozione come noi oggi».

«La vera eredità della Cattolica - afferma Gabriele Geroldi, laurea in Matematica e ora dottorando a Pavia, presentato da Claudio Giannetti, preside della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali - è l’invito a mettersi in gioco, misurandosi con le proprie competenze, a non arrendersi di fronte alle sfide più insormontabili. L’università ci ha aiutati a sviluppare la capacità di smontare e rimontare i problemi più difficili per risolverli a nostro favore, anche e soprattutto grazie alla collaborazione tra di noi. E io sono estremamente convinto di questo: che noi matematici, fisici e informatici, se continueremo a coltivare la curiosità e l'impegno degli anni universitari, potremo davvero offrire un contributo positivo per vincere insieme le sfide della società di oggi e di domani».

Usa la lingua tedesca il preside della facoltà di Scienze linguistiche Giovanni Gobber per accogliere Roberta Faustinoni, laurea in Scienze linguistiche e letterature straniere, la quale ricorda ancora distintamente l’emozione dei primi giorni, la gioia di essere immersa in un contesto stimolante, circondata da quelli che in tedesco definiremmo “Gleichgesinnte”, un termine che come spesso avviene non ha un perfetto equivalente in italiano, ma che potremmo definire come “anime a noi affini”, persone che nutrono i nostri stessi interessi. Sentir risuonare nei corridoi lingue diverse, la possibilità di interagire con professori madrelingua: insomma, il microcosmo ideale per ogni amante delle lingue straniere».

Il preside della facoltà di Scienze politiche Andrea Santini ha chiamato a rappresentare la facoltà di Scienze politiche, Elisabetta Marini, laurea in Lavoro sociale e coordinamento di servizi per immigrazione, povertà e non autosufficienza che ha ricordato come «l’università sia stata da subito un luogo di incontro: a partire dai compagni di studio, che con il tempo sono diventati amici veri con cui potersi confrontare costantemente. Questo percorso ci ha insegnato che non esistono risposte preconfezionate: ci troveremo davanti a persone diverse, con storie uniche e servizi sempre nuovi da conoscere e coordinare con estrema cura. O forse dovremmo parlare di care. Quell'attenzione profonda, quel "prendersi cura" che va oltre il semplice dovere professionale.”

Per Giulia Coccoli, laurea in Psicologia, accolta dal preside Alessandro Antonietti, «questo percorso, oltre a darmi tante risposte, mi ha insegnato che se ti fai troppe domande non sei sbagliata, anzi, sei sulla strada giusta. Una delle cose più preziose che mi porto via da questo percorso è la consapevolezza che capire l’essere umano non significa soltanto guardarsi dentro, ma anche imparare ad ascoltare, accogliere e comprendere chi abbiamo davanti. Perché è proprio nell’incontro con gli altri che scopriamo davvero noi stessi».

E infine per il gruppo dei laureati più nutrito Lia Albini, laurea quinquennale in Scienze della formazione primaria, invitata dal preside Domenico Simeone a scegliere cosa mettere nel suo zaino pronto per iniziare il cammino. «Sono tre gli elementi indispensabili: energia, è importante il nutrimento, ovvero la curiosità che ci spinge avanti.

La voglia di imparare e di arricchirsi come motore dell’esistenza. Ci aggiunge resilienza, motivazione, ambizione e compagnia lo stare in relazione e la scelta di chi vogliamo accanto a noi nel nostro futuro».

Un articolo di

Antonella Olivari

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