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Giovanni Allevi, costruite il vostro tempio interiore

27 maggio 2026

Giovanni Allevi, costruite il vostro tempio interiore

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«Cercate un linguaggio alto, che parli di progettazione, di idee, di genio. E non inseguite l’approvazione esterna di quello che fate, piuttosto preoccupatevi di costruire il vostro tempio interiore». Parole inusuali che arrivano dritte al punto quelle del Maestro Giovanni Allevi, rivolte a studentesse e studenti dell’Ateneo durante l’incontro “L’esperienza del sapere” nell’Aula Magna del campus di Milano nell’ambito della 102° Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, promossa dall’Istituto Toniolo.

Un tema caro alla rettrice Elena Beccalli che introducendo l’artista ha espresso l’idea che il sapere «non si esaurisca mai e solo nella trasmissione di contenuti e nozioni, ma sia un percorso relazionale fatto di ascolto, senso, responsabilità, domande, che nel loro insieme fanno emergere la bellezza culturale dell’educazione». 

Compositore, filosofo, scrittore e direttore d’orchestra tra i più amati al mondo, Giovanni Allevi è protagonista di un profondo rinnovamento della musica colta contemporanea. Nel 2025 ha presentato a Osaka “Nostalgia” e il docufilm “ALLEVI Back to Life”, simbolo del suo ritorno alla scena dopo una grave malattia. «Un ritorno che non è solo artistico, ma autenticamente umano – ha continuato la professoressa –: un invito a guardare alla fragilità come a uno spazio in cui la vita può rinascere. Per questo la presenza di Giovanni Allevi qui con noi ha un grande valore. Questo dialogo è anche un’occasione preziosa per trasmettere fiducia e coraggio, attraverso il racconto della malattia, e per spronare le nuove generazioni a essere – per usare le sue parole – “dirompenti e rivoluzionare”, senza mai fermarsi davanti a ciò che è scontato». 

L’esperienza del sapere per l’artista è in un certo senso ribaltata. «Abbiamo la sensazione che l’esterno finisca per condizionare il nostro essere, soprattutto in un tempo in cui viviamo un eccesso di stimoli che ci rende nevrotici e ci blocca. Invece, domandiamoci quanto il nostro essere può plasmare l’esterno». Per recuperare la fiducia e non vivere la realtà come un’aggressione lo strumento principale, dice Allevi, è proprio il linguaggio.
 

 

Sollecitato da Tonia Cartolano, giornalista di Sky TG24 e alumna dell’Università Cattolica che ha condotto brillantemente il dialogo, Allevi racconta di essersi riavvicinato alla letteratura classica perché sentiva che qualcosa gli avrebbe parlato. Ha riletto l’Iliade e l’Odissea e «mi sono accorto che ogni volta che Omero descrive un eroe ferito a morte usa l’espressione: “E il buio scese sui suoi occhi e la notte avvolse il suo sguardo”. Una notte in ospedale dopo la diagnosi di mieloma multiplo e un lungo e doloroso percorso di cura, «ho acceso la luce, ho visto il mio volto sullo specchio, ho riconosciuto quello sguardo avvolto nel buio e mi sono sentito meno solo dopo aver letto Omero. Ero dentro l’Iliade e l’Iliade era dentro di me, io ero uno di quegli eroi. Mi sono sentito abbracciato e ho capito cos’è la cultura, la fragilità umana che cerca un abbraccio universale».

Secondo Allevi ci sono due modi per affrontare la malattia, la disperazione e il sorriso e lui ha scelto il secondo. Con l’aiuto di filosofia, letteratura e poesia l’artista ha compreso che «nel dolore inizia una rinascita. Questo permette anche di avere compassione verso le persone che soffrono. Non significa che finirà il dolore ma che impareremo ad accoglierlo e abbracciarlo perchè se lo si accoglie, il dolore fa meno male». E continua: «Secondo i canoni della civiltà occidentale dobbiamo nascondere le sofferenze, considerarle inciampi, invece, secondo una saggezza antica questi sono momenti di una dolorosa rifioritura».

E la vita di Giovanni Allevi prima della malattia? Cartolano sprona il Maestro a raccontarsi alla platea. Figlio di genitori talentuosi, virtuoso del clarinetto il padre e cantante lirica la madre, che hanno poi fatto la scelta sicura del “posto fisso”, Allevi fino a 28 anni insegue il loro modello, insegnando musica a scuola e dando lezioni di pianoforte. Poi la svolta. «Una mattina ho fatto un biglietto per Milano di sola andata. Ho vissuto in un piccolo monolocale per sette anni facendo il cameriere per pagare l’affitto. Ho iniziato a sentire un senso di libertà mai provato prima. Scrivevo musica e la mettevo in un cassetto, intanto studiavo composizione al conservatorio. Un giorno nel 2008 sono andato a New York e ho bussato a molte porte, tutte sbattute in faccia, tranne una, quella del Blue Note, patria del jazz. Dopo due giorni di anticamera il direttore mi ha ricevuto, forse impietosito, ho fatto l’audizione e ho firmato un contratto. Dopo sei mesi il primo concerto, e la mia vita è cambiata».

Il segreto del successo? «Perseveranza. Talento, passione, sono parole labili. La parola genio mi piace più del talento perché il talento è un mandorlo fiorito, dà al mondo ciò di cui il mondo ha bisogno, il genio invece è un ulivo contorto che non sfiorisce e dà al mondo ciò di cui ancora non sa di avere bisogno». 

Un breve video interrompe la chiacchierata e mostra un brano del concerto per violoncello e orchestra composto in ospedale, che inizia con sette note, ovvero la trasposizione in musica della parola “mieloma”. La battaglia incombe e il guerriero è chiamato a combattere. Allevi dice di aver composto questa musica «per ingraziarmi la malattia, perché il mostro fosse più indulgente nei miei confronti» e così ha trasformato la guerra in gentilezza. Il guerriero gentile è quello che regala un sorriso alle persone intorno a sé anche nel momento in cui il dolore prevale.

«Le vere letteratura, poesia, arte, musica, filosofia nascono sempre dalla sofferenza e si mettono in cerca della luce. Tutto il resto è intrattenimento».  

Così la fragilità diventa forza, l’arroganza gentilezza, la paura resilienza. «Le università sono uno spazio privilegiato in cui la resilienza si sviluppa insieme, perché nella comunità educante non si è mai da soli – afferma la rettrice –. Come ho ricordato pochi giorni fa a Zagabria durante l’assemblea generale della Federazione delle università cattoliche europee, le università sono delle vere e proprie “ancore sociali” che, in un tempo segnato dall’individualismo, consentono di trasformare le fragilità in resilienza».

Un articolo di

Emanuela Gazzotti

Emanuela Gazzotti

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