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Giulia, la Generazione Z e il coraggio di cambiare

05 marzo 2026

Giulia, la Generazione Z e il coraggio di cambiare

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Per attivare il cambiamento bisogna ascoltare i giovani, promuovere una cultura del rispetto, della consapevolezza e della prevenzione contro ogni forma di violenza. È stato ripetuto più volte durante la lezione aperta organizzata dall’Istituto Toniolo, mercoledì 4 marzo, in occasione dell’uscita del Quaderno n. 12 del Rapporto Giovani, dal titolo “In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z” (e-book gratuito, ed. Vita e Pensiero), della professoressa Cristina Pasqualini. Una ricerca che ha dato la parola ai giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, quelli della Generazione Zeta. 

“In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Z” - Download e-book

A salutare le centinaia di studenti dell’aula Gemelli e i 6mila collegati a distanza c’era la rettrice Elena Beccalli che ha ringraziato le due facoltà di Scienze politiche e sociali e Scienze della formazione e il Comitato Pari opportunità per questa attività di sensibilizzazione che fa parte della missione dell’Università Cattolica. «Discutere di temi drammaticamente attuali e sensibilizzare l’opinione pubblica è parte essenziale della nostra missione. La tragica vicenda di Giulia Cecchettin ci ha profondamente colpiti e segnati come comunità. Una volta di più, la realtà ci ha interrogato e noi abbiamo risposto con gli strumenti che ci sono propri, quelli della ricerca scientifica, in particolare della ricerca sociale» ha detto la professoressa Beccalli. «Siamo fermamente convinti che l’educazione abbia un ruolo di primissimo piano. La forza trasformativa dell’education power deve agire su più livelli, secondo una logica sinergica e incisiva. In questa che è una vera e propria azione educativa e sociale, l’Università Cattolica del Sacro Cuore sarà sempre in prima linea, avviando ricerche, promuovendo attività didattiche, collaborando con enti come la Fondazione Giulia Cecchettin».

La rettrice ha inoltre ricordato che «il nostro Ateneo annovera tra i suoi fondatori una donna – Armida Barelli – la quale, già nella prima metà del Novecento, seppe infrangere stereotipi e superare barriere culturali radicate». Oggi quello da abbattere è il “patriarcato” vissuto però dai ragazzi con una consapevolezza tutta nuova: non più come una definizione astratta o un fantasma del passato quanto come una trama quotidiana che vive nelle aspettative familiari, nel linguaggio che associa la fragilità al femminile e la forza al maschile (anche sui social network e nelle canzoni), nell’idea che l’uomo debba “provvedere” e la donna “prendersi cura”.

Dopo quasi un secolo, la strada da fare è ancora molta, ma indietro non si torna. La ricerca mostra che la Generazione Z è in larga parte capace di riconoscere questi segnali come campanelli d’allarme. Tuttavia, qui, le differenze di genere sono nette. Controllare abitualmente il cellulare e i social del partner è giudicato “mai accettabile” dal 61% delle ragazze, ma solo dal 47,7% dei ragazzi. Vietare come vestirsi è rifiutato dal 73,7% delle giovani donne contro il 43,5% dei coetanei maschi. Le ragazze, insomma, sembrano aver interiorizzato con maggiore chiarezza il confine tra amore e controllo; una parte dei ragazzi continua invece a leggere alcune forme di possessività come segno di coinvolgimento.

Un articolo di

Antonella Olivari

Antonella Olivari

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«Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha scosso molti giovani – racconta Cristina Pasqualini, docente di sociologia generale – e ha mostrato chiaramente che nessuno si può dire al sicuro. Soltanto insieme, procedendo compattamente verso gli stessi obiettivi, si può fare la differenza». Ruolo fondamentale è rappresentato dalla famiglia dove oggi i giovani possono parlare con libertà, possono chiedere aiuto, denaro, sia alle madri che ai padri. Sono anche liberi di prendere decisioni, di seguire i propri talenti. L’importante è che in famiglia – hanno risposto - ci sia un buon clima familiare anche se i due genitori lavorano. Crescere in una famiglia dove si testimonia, si pratica nel quotidiano forma le future generazioni. Anche Giulia si sentiva libera di decidere, ma questo non coincideva con l’idea di libertà dell’amico a lei più vicino e di cui si fidava. 

«Mi è difficile parlare di Giulia perché devo scavare nella memoria – ha raccontato il papà, Gino Cecchettin, presente all’incontro. Molti stereotipi forse dicono che non dovrei fare quello che faccio ma è un modo per tenerla in vita. Quando vedo dei mocassini su una ragazza uguali a quelli che aveva Giulia o una Cinquecento di quelle antiche che lei voleva, faccio fatica a trattenere le lacrime. Vivo la vita così per farla rivivere. La Fondazione Cecchettin è nata dal dolore che provo, nella speranza di farlo evitare ad altre persone. L’ho fatto ispirandomi a Giulia che era altruista per natura. Vedeva il bello in ogni dove». Gino ha scelto di trasformare un dolore coì grande in impegno pubblico perché «quello che è successo a mia figlia mi ha fatto capire quanto soffrano le persone».

Al professor Alberto Pellai il compito di fornire una spiegazione psicologica a tanti stereotipi che si concentrano sulla figura dell’uomo potente, e che da qui far derivare il valore nella vita.«Nell’abitare la vita meglio agire sulla competenza non sulla potenza. Abbiamo una necessità  di ottenere la validazione di sé dentro relazioni sane, sentiamo di poterci disvelare all’altro. Stare vicino a qualcuno che ha qualcosa di rotto dentro significa che l’attaccamento con l’altro mi deve garantire sicurezza. Se mi lascia, mi frantumo, non chiedo aiuto e scateno la potenza sull’altro. Questa lo chiamo analfabetismo maschile. È un lavoro che non si può fare da solo ma che ha bisogno di un progetto educativo. Serve nelle relazioni fra pari facilitare la parità di genere, espressioni emotive e competenze emotive. Dobbiamo mettere in gioco la competenza e l’ascolto».

Papà Cecchettin ne sta ascoltando molti di questa Generazione Z andando su e giù per l’Italia con l’attività della Fondazione e sta trovando giovani molto curiosi, attivi e ansiosi. A lui chiedono: “Come ci si può accorgere, come si insinua fra di noi, come difendersi, come denunciare quello che si vede fra gli amici?”

I giovani non hanno bisogno di essere corretti ma orientati da quell’onda emotiva nata dal femminicidio di Giulia che ha interrogato anche oggi i tanti studenti accorsi in Cattolica per ascoltare la testimonianza di un papà che non si rassegna. L’augurio che possiamo fare a uomini e donne alla vigilia dell’8 marzo è di camminare insieme imparando a riconoscere gli stereotipi per eliminarli promuovendo l’emancipazione femminile; e di considerarsi alleati e non antagonisti, reciprocamente rispettosi, capaci e liberi di stare insieme, di amarsi, di allontanarsi e di lasciarsi, se necessario.

8 marzo, gli appuntamenti in Cattolica

In occasione della Giornata Internazionale della Donna sono numerose le iniziative di vario genere, promosse dall'Università Cattolica con il patrocinio del Comitato Pari Opportunità di Ateneo. 

Mercoledì 4 marzo il Teatro Oscar di Milano ha ospitato lo spettacolo "Bravissime", promosso dal Centro Interuniversitario Culture di Genere.

Domenica 8 marzo, presso il Conservatorio di Milano (Sala Verdi, ore 20) lo spettacolo "In piena luce", un concerto-racconto in omaggio alle reporter inviate sui fronti di guerra con la musica delle donne a cura di Luisa Prayer e Laura Silvia Battaglia. Studentesse e studenti del Conservatorio e della Scuola di Giornalismo dell'Università Cattolica daranno voce e musica alle storie di Mariam Abu Daggha, Ilaria Alpi, Marie Colvin, Maria Grazia Cutuli, Shifa Gardi, Mina Mangal, Hodan Nalajeh, Anja Niedringhaus, Victoria Roshchyna e Razan Zaituneh. L'evento è inserito nell'ambito dell'edizione 2025-26 de "Il filo di Arianna", un progetto a cura di Beatrice Campodonico. Ingresso libero con prenotazione. Info: biglietteria@consmilano.it.

Lunedì 9 marzo a Milano (Aula Pio XI, ore 16.30) il talk "Lo sport femminile NON esiste" promosso da Cattolicaper lo Sport: interverranno la ginnasta Alexandra Agiurgiuculese e due studentesse/atlete del programma Dual Career di Ateneo: la tennista Agnese Zapelli e la pattinatrice Carlotta Gardini. Modera la giornalista Chiara Icardi, introducono la coordinatrice del programma Dual Career Chiara D'Angelo e Matteo Mantica, co-founder OneLab Milano.

Martedì 10 marzo (Aula San Francesco, ore 9.30) il primo evento del ciclo di proiezioni "Donne, Cinema e Sport -Inclusione, Diversity e superamento del Gender Gap" promosso da - Almed - Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo. Il primo appuntamento è dedicato a "I Fantastici 5", il racconto del percorso di un gruppo di giovani atleti paralimpici alle prese con sfide sportive e personali. A seguire un incontro a cui parteciperà, tra gli altri, l’attrice Francesca Cavallin.

Mercoledì 11 marzo (Aula NI110, ore 16.30) la presentazione del volume "I percorsi di enrichment familiare. Promuovere legami generativi" (ed. Vita e Pensiero) dedicato all'iniziativa di Ateneo rivolta ai genitori con figli di età compresa tra i 7 e i 18 anni e che nei prossimi mesi partirà con la nuova edizione. 

Nel mese di maggio, inoltre, verrà presentato  il Progetto di ricerca sulle donne che, a vario titolo, hanno ricoperto incarichi di insegnamento e ricerca in Università Cattolica, promosso dal Comitato per le Pari Opportunità.

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