Da parte sua Antonella Sciarrone Alibrandi, già direttrice del Master COFIN, ha segnalato che «la compliance, come tutte le funzioni di controllo attive nel sistema bancario, attraversa una fase di grande trasformazione. La presenza crescente della tecnologia sta modificando completamente le modalità con cui si presidiano la conformità normativa e il rispetto da parte degli operatori di tutto l’insieme di regole e di requisiti per garantire la sana e prudente gestione delle banche». Guardando al futuro, ha aggiunto, «non è realistico ipotizzare che la tecnologia possa sostituire integralmente la compliance. Al contrario, in questo campo, più che altrove, diventa sempre più necessario coniugare l’utilizzo avanzato degli strumenti digitali, ormai imprescindibili anche nel dialogo fra le banche e le autorità di vigilanza, riservando uno spazio alla componente umana che rimane ineliminabile. Le decisioni, infatti, non possono essere completamente affidate a processi automatizzati, ma devono essere sempre assunte da professionisti in grado di interpretare il contesto, valutare i rischi e impiegare al meglio gli strumenti digitali».
Anche Luca Filippa, direttore generale della Consob, si è soffermato sulla fase di grande trasformazione dell’industria finanziaria: dall’intermediazione fisica ai canali digitali globali, dall’ingresso di fintech e big tech all’uso della tecnologia da parte delle autorità di vigilanza. In tale scenario, ha ribadito, la compliance deve contribuire a interpretare i rischi emergenti e «tracciare la rotta», partecipando alla definizione delle policy e tutela del cliente su tre livelli: strategico, organizzativo, relazionale. «La vigilanza è un acceleratore della qualità complessiva del sistema: favorisce maggiore trasparenza; riduce comportamenti opportunistici; stimola standard organizzativi più solidi; rafforza la fiducia degli operatori e degli investitori. Una vigilanza efficace non irrigidisce il sistema: lo migliora. Regole più articolate e vigilanza più approfondita hanno contribuito a far crescere la cultura della conformità», ha spiegato Filippa. Di qui il «ruolo cruciale» che rivestono le università nel preparare professionisti competenti in grado di guidare il cambiamento in atto senza subirlo.
Servono, pertanto, competenze tecnologiche, capacità di gestire grandi quantità di dati, collaborazione con le funzioni interne. Di questo è convinta anche Ida Mercanti, segretario generale dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS), facendo presente come nel settore assicurativo la normativa sulla compliance, implementata solo nel 2016 con Solvency II, abbia dovuto evolversi rapidamente. «Nel tempo è stato necessario accelerare: sono emerse interconnessioni sempre più strette, anche a causa della nascita di conglomerati e gruppi cross border, che hanno introdotto ulteriori elementi di complessità. I legami tra i diversi attori del mercato sono diventati rilevanti e i nuovi paradigmi tecnologici hanno reso ancora più strategico il ruolo della compliance, chiamata a supportare le scelte del board e anche quelle commerciali, soprattutto quando possono avere impatti reputazionali». Ida Mercanti ha poi indicato alcuni strumenti per garantire l’equo trattamento dei clienti: la normativa Product Oversight and Governance, che riguarda la corretta ideazione, costruzione e distribuzione dei prodotti assicurativi, e l’introduzione, dal 15 gennaio, dell’Arbitro Assicurativo, con funzione di retroazione sulle compagnie delle prassi virtuose.
La compliance, quindi, deve essere sempre più considerata integrata al board e in dialogo costante con tutte le atre funzioni. Un aspetto su cui è tornato Giuseppe Siani, capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di Banca d’Italia. In altre parole, in futuro non dovrà solo esercitare controllo ex post, ma avrà il compito di anticipare la praticabilità dei prodotti e dei processi, sostenere le decisioni strategiche, soprattutto in un contesto di esternalizzazioni, usare la tecnologia come sensore anticipatore dei rischi.