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Obiettivi raggiunti e sfide future di Brescia glocal

13 maggio 2026

Obiettivi raggiunti e sfide future di Brescia glocal

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L’identità di Brescia è sempre più glocal perché qui crescono il bisogno di un radicamento locale e quello di un’apertura al globale, secondo il principio dell’et-et che si misura in maniera inclusiva con la complessità. A dirlo è la ricerca condotta da studiosi della sede bresciana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinati dal sociologo Vincenzo Cesareo, che ha preso in esame, attraverso una trentina di interviste qualitative, alcuni ambiti del contesto territoriale, quali le imprese industriali, il turismo, la cultura e l’ambiente. Dall’analisi emerge che la percezione del glocal sia come “scenario” sia come “strategia d’azione” è ampiamente presente nelle affermazioni e nelle pratiche degli intervistati. I dati sono stati raccolti in due volumi (Brescia Glocal. Esperienze e scenari di trasformazione, a cura di Vincenzo Cesareo, Vita e Pensiero 2026; e Brescia glocal. La voce dei protagonisti, a cura di Massimo Tedeschi, Valerio Corradi e Davide Fedreghini, Brescia 2025) presentati nel corso del convegno Brescia glocal, che si è tenuto martedì 12 maggio nella sede di via Trieste dell’Università Cattolica. 

«Questo libro è importante perché offre un aggiornamento – non solo grazie alla riflessione teorica, ma anche attraverso la ricerca empirica – delle dinamiche che governano l’affascinante intreccio tra processi di omogeneizzazione globale e tendenze di differenziazione locale» ha affermato il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, che ha preceduto i saluti di Alessandro Azzi, presidente di Ebis, Piero Bassetti («Brescia ha costruito sul glocalismo»), presidente dell’associazione Globus et Locus, e Laura Castelletti, sindaca di Brescia, che ha descritto la città come «laboratorio per sperimentare soluzioni possibili».

Secondo il rettore, «Brescia e il territorio bresciano hanno dato ampia prova di sapere agire seguendo una sana logica glocal. La ricerca che oggi presentiamo lo dimostra, soprattutto attraverso le indagini negli ambiti di studio indagati, ossia ambiente, cultura, turismo e imprese industriali». Ancora una volta, ha concluso la professoressa Beccalli, «Brescia e il bresciano rappresentano un contesto glocal molto interessante per sperimentare metodi, elaborare analisi e costruire conoscenza».

Dopo gli interventi di Caterina Bracchi, dell’Alta Scuola per l’ambiente, Davide Fedreghini, Centro studi Confindustria Brescia, e Massimo Tedeschi, giornalista del Corriere della Sera, la tavola rotonda presieduta dal direttore del Dipartimento di Scienze storiche, filologiche e sociali Giovanni Gregorini, una tavola rotonda aperta alle strategie d’azione ha concluso i lavori del pomeriggio di studio.

Per Maria Chiara Franceschetti, vice presidente di Confindustria Brescia, «essere glocal per un’azienda significa trovare mercati che siano in tutto il mondo, nel rispetto dei diritti e della cultura locale». Per Roberto Saccone, presidente della Camera di commercio di Brescia, la globalizzazione non è per nulla finita, ma è in fase di ridefinizione. Di fronte alla sfida cinese molto efficace nel settore dell’automotive, in grado di produrre prodotti tecnologicamente avanzati a prezzi competitivi, la sfida per il territorio locale è quella di valorizzare le filiere: «è la risposta italiana alle multinazionali straniere ed è il modo per recuperare competitività». I settori tradizionali sono quelli dove è più urgente una strategia glocale. La sfida da seguire è quella di creare una fondazione che aiuti l’innovazione nell’impresa. D’altra parte, «su 117.000 imprese iscritte alla Camera di Commercio solo lo 0,2% fanno innovazione».

Per quanto riguarda il settore del turismo, che va sostenuto, Eugenio Massetti, direttore di Visit Brescia, ha fatto notare che finalmente abbiamo compreso che si tratta di un’attività industriale, su cui va fatta un’opera di investimento, già cospicua da parte di Camera di Commercio, perché manca di coordinamento. Per Lamberto Senn, economista e Associazione Globus et Locus, Brescia è una città centripeta che ha uno standing che la porta a dire la sua all’esterno. Senn ha individuato tre compiti per la città e la provincia: ascoltare e capire cosa succede fuori, i megatrend internazionali; praticare una cooperazione intraprendente, perché da soli non ce la facciamo; imporre alleanze, accordi e vision, con la consapevolezza di avere un percorso di sviluppo e di accettare il cambiamento. Le conclusioni sono state affidate allo storico dell’economia Mario Taccolini.

Un articolo di

Paolo Ferrari

Paolo Ferrari

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