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La Scrittura, irrinunciabile Pane quotidiano

19 febbraio 2026

La Scrittura, irrinunciabile Pane quotidiano

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«In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: “Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo”». Sono le prime parole della Dei Verbum, la grande Costituzione dogmatica che nel novembre del 1965 segna uno dei momenti decisivi del Vaticano II. Nel sessantesimo anniversario del documento e in occasione dell’uscita dell’anteprima italiana della nuova Bibbia di Gerusalemme (si tratta dell’elegante volume pubblicato da EDB nel quale sono accostati Evangeli e Salmi il 13 febbraio scorso la sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha ospitato il convegno “La Bibbia: clava, noia o pane quotidiano?”.

«Una domanda che ci porta a interrogarci sul significato che la Parola di Dio riveste nella vita di ciascuno di noi», ha osservato mons. Luca Bressan, vicario della Diocesi di Milano per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale. «Mi pare importante – ha aggiunto – che nel titolo sia presente la metafora vitale del pane, comune a tante tradizioni. Leggere la Bibbia è un’esperienza indispensabile per conoscere l’alterità e, nello stesso tempo, per apprezzare quello che costitutivamente appartiene all’essere umano. Anche l’idea di affiancare il Salterio ai Vangeli ha una lunga storia, che si intreccia per un tratto non trascurabile con la storia della nostra Diocesi. Penso alla Scuola della Parola voluta e guidata dal cardinale Carlo Maria Martini: un’iniziativa che per me e per tanti della mia generazione ha avuto un ruolo fondamentale. Oggi abbiamo bisogno di immaginare qualcosa di analogo, che ci consenta di esercitarci sul mistero e sulla chiamata della Bibbia».

«La Dei Verbum non è il testo conciliare citato con maggior frequenza – ha poi osservato l’Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, mons. Claudio Giuliodori – e proprio per questo è interessante il fatto che Leone XIV lo abbia scelto come traccia della sua catechesi nelle Udienze del mercoledì. Le Costituzioni dogmatiche del Vaticano II vanno intese come un unico organismo, in una circolarità strettissima tra natura della Chiesa, centralità della Parola, rinnovamento liturgico e dialogo con il mondo contemporaneo. A sessant’anni di distanza, dobbiamo constatare come il cambio di paradigma imposto dalla Dei Verbum sembri in parte contraddetto dall’analfabetismo religioso dal quale la nostra società è purtroppo affetta. Ma questo non può bastare a scoraggiarci. La citazione dalla Prima lettera di Giovanni con cui si apre il documento è un richiamo all’evento dell’Incarnazione, perché Cristo, Parola incarnata, continua ancora oggi a scrivere nel cuore dell’umanità».

Alla biblista Anna Mambelli, docente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, è spettato il compito di descrivere i criteri seguiti nell’allestimento della versione italiana del commento aggiornato della Bibbia di Gerusalemme: «A differenza dell’edizione francese, che presenta una traduzione autonoma rispetto a quella ufficiale della Chiesa d’oltralpe, nel nostro caso si è deciso di mantenere la versione in uso nella liturgia, e cioè quella pubblicata nel 2008 dalla Conferenza Episcopale Italiana – ha spiegato – . Nondimeno, nelle note sono state puntualmente segnalare le eventuali soluzioni alternative, che spesso influiscono sulla comprensione del testo e che consentono sempre un approfondimento ulteriore. Il risultato è un apparato critico completamente rinnovato, che valorizza con maggior convinzione il dialogo tra le diverse confessioni cristiane e il legame con l’ebraismo. Entro il 2027 contiamo di poter consegnare ai lettori italiani l’edizione completa della nuova Bibbia di Gerusalemme».

In conclusione, è intervenuto lo storico del cristianesimo Alberto Melloni, qui in veste di presidente del Gruppo editoriale Il Portico, all’interno del quale si colloca la stessa EDB. «Nell’accostarsi alla Scrittura – ha osservato – bisogna mettersi al riparo dalla tentazione di una lettura che potremmo definire “bibliomantica”, tipica di chi apre la Bibbia a caso e pretende di interpretarla senza conoscenze specifiche e senza curarsi del contesto storico, linguistico e culturale. Deriva da qui il rischio di un utilizzo della Parola come strumento di polemica, se non addirittura di aggressione nei confronti dell’interlocutore. D’altro canto, la Bibbia non può essere ridotta a mero documento culturale, per esempio a un vademecum al quale attingere durante la visita a un museo, con la conseguenza altrettanto indesiderata di un rassegnato nozionismo. Ancora una volta, la prospettiva corretta è indicata dalla Dei Verbum, per la quale la Scrittura è sicut et ipsum corpus dominicum: come il corpo stesso del Signore. Pane quotidiano, quindi, e come tale irrinunciabile».

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Redazione

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