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Pmi e Borsa: tra opportunità e fuga

20 febbraio 2026

Pmi e Borsa: tra opportunità e fuga

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Le Pmi italiane considerano l’accesso al mercato dei capitali un’opportunità per crescere, innovare e quindi essere più competitive. Nello stesso tempo, però, hanno difficoltà a fare il salto, spesso per problemi di carattere culturale e dimensionale.  

È la fotografia scattata dal primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica e presentato giovedì 19 febbraio nell’ambito del convegno “Pmi, competizione e mercati dei capitali: un confronto internazionale”.  Un lavoro che - frutto di un anno di ricerca realizzata con il contributo del Comitato Scientifico e di uno Stakeholder Group che riunisce associazioni, istituzioni, operatori di mercato e università - analizza per la prima volta in modo sistematico le condizioni di accesso e permanenza delle Piccole e Medie Imprese italiane nei mercati dei capitali. 

Dalla mappatura, costituita da un campione rappresentativo di circa 120.000 Pmi italiane, emerge un quadro chiaro, caratterizzato da una prevalenza di aziende piccole o piccolissime: l’88% delle Pmi non quotate ha meno di 50 addetti; la Lombardia da sola ospita il 22% del totale delle Pmi; il manifatturiero si conferma il settore più rappresentato (33,6% tra le non quotate, 31,8% tra le quotate). Le imprese quotate del campione (pari allo 0,14% del totale osservato) si caratterizzano per avere una maggiore dimensione, una presenza nei settori tecnologici e scientifici e di conseguenza un più forte orientamento all’innovazione, alla competitività e alla crescita. 

In particolare, l’attività dell’Osservatorio si è focalizzata sul rapporto delle Pmi con il mercato dei capitali, mettendo in evidenza un quadro complesso e con marcate criticità. In generale, le Mid-Small Cap italiane risultano valutate dal mercato con multipli inferiori rispetto ai benchmark europei. Questa sottovalutazione produce effetti reali quali una ridotta capacità delle Pmi di raccogliere capitali, una difficoltà a utilizzare il titolo come leva per operazioni strategiche, un incentivo al delisting

Lo conferma il fatto che tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le Pmi approdate sul mercato azionario; nello stesso periodo, però, sono 86 quelle uscite dalla Borsa, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione. Le cause principali del delisting sono tre: scarsa liquidità, valutazioni non allineate ai fondamentali e crescente attrattività del private equity, capace di offrire premi significativi e maggiore flessibilità gestionale. Il Rapporto individua anche alcuni elementi che potrebbero riportare capitali verso le Pmi, quali ad esempio il ritorno dei flussi positivi nei Pir (Piani Individuali di Risparmio), l’avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (oltre 1 miliardo dal 2026), la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026. 

 

Un articolo di

Redazione

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«Il primo Rapporto dell’Osservatorio conferma il ruolo strategico delle Pmi per la crescita del Paese e, al tempo stesso, le difficoltà strutturali che ancora ne limitano l’accesso ai mercati dei capitali. La collaborazione tra Consob e il mondo accademico ha dato vita a un osservatorio aperto e inclusivo, capace di alimentare un confronto qualificato tra istituzioni, operatori di mercato, imprese e università», ha dichiarato Luca Filippa, Direttore Generale della Consob. «Nel rispetto del nostro mandato di vigilanza, lavoriamo per mercati trasparenti, liquidi ed accessibili, in grado di coniugare la tutela degli investitori con un migliore finanziamento dell’economia reale. Il rafforzamento della qualità all’ingresso, l’ampliamento della base investitori e percorsi di accompagnamento manageriale sono condizioni decisive per trasformare il potenziale delle Pmi in valore per il Paese». 

Di questo è convinto anche Federico Rajola, Direttore Cetif e Professore Ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore, secondo cui «le Pmi si confermano un asset fondamentale della nostra economia ma hanno bisogno di fare un salto di qualità. Questa prima parte dell’Osservatorio ha fotografato la situazione evidenziando il punto di vista degli imprenditori, nella seconda parte ci confronteremo anche con gli accademici europei per comprendere come il tema è stato affrontato e in alcuni casi superato in altri paesi». 

Il Rapporto entra anche nel merito della propensione all’innovazione del settore, mettendo in luce sia gli elementi di ritardo - quali la spesa privata in Ricerca e Sviluppo che resta più bassa della media europea - sia di ripresa, tra cui la crescita del venture capital italiano, il cui volume rimane tuttavia sottodimensionato rispetto ai numeri di Francia e Germania. In sintesi, le Pmi innovative mostrano performance migliori, ma continuano a incontrare difficoltà nell’accesso al capitale di rischio.
I ricercatori di Consob e CeTIF hanno inoltre raccolto le testimonianze di numerosi imprenditori coinvolti in processi di quotazioni, translisting e delisting. Il quadro che emerge non sorprende: la Borsa è percepita come un potente acceleratore di crescita, ma anche come un contesto che non sempre riesce a valorizzare appieno il potenziale delle Pmi. Se da un lato gli imprenditori riconoscono benefici in termini di governance, accesso al credito e credibilità internazionale, dall’altro esprimono una forte frustrazione per la sottovalutazione del titolo. A ciò si aggiunge un tema culturale ancora radicato, che rende complessa per molte Pmi accettare l’apertura del capitale e l’imposizione di regole di trasparenza più stringenti.

Da qui le linee di intervento suggerite: aumentare la presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni; sostenere e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif (European Long Term Investment Fund), che hanno già dimostrato efficacia nel canalizzare risparmio verso le Pmi;  favorire la crescita dimensionale delle imprese per aumentarne l’attrattività sui mercati; rafforzare gli standard di qualità all’ingresso, per incrementare la reputazione del mercato; supportare la formazione degli imprenditori, soprattutto nei primi anni successivi alla quotazione.

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