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Studenti in scena con Il Crogiuolo di Arthur Miller

18 giugno 2026

Studenti in scena con Il Crogiuolo di Arthur Miller

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Il teatro permette di scrutare l'essere umano nelle sue fragilità e grandezze. Questo è quello che accade ne Il Crogiuolo, lo spettacolo realizzato dal Gruppo di Teatro Vocazionale Universitario “Ai Due Chiostri” del Centro Pastorale dell’Università Cattolica, che in scena presso il Teatro Pime in via Mosè Bianchi 94 a Milano venerdì 19 e mercoledì 24 giugno alle ore 20.45.

Due serate a ingresso gratuito e libero fino a esaurimento posti che porteranno sul palcoscenico il capolavoro di Arthur Miller Il Crogiulo (The Crucible) sul dramma del fanatismo e sul valore della coscienza individuale. 

Lavoro corale con una regia collettiva curata da Giulio Federico Corallo, Annabella Ferrante, Claudio Messina e Damiano Zafarana, lo spettacolo è stato pensato e costruito in collaborazione con gli studenti dei collegi storici dell'Ateneo (Augustinianum, Ludovicianum, Marianum, Paolo VI).
 

 

Scritto nel 1952, in pieno Maccartismo (la famigerata "caccia alle streghe" contro i presunti simpatizzanti comunisti negli Stati Uniti), Il Crogiuolo è ambientato a Salem, nel Massachusetts del 1692.

Un'isteria collettiva travolge una rigida comunità puritana. Per giustificare comportamenti proibiti e nascondere antichi rancori, un gruppo di ragazze inizia a lanciare accuse di stregoneria contro i propri concittadini. La paura diventa strumento di potere, tribunali improvvisati condannano innocenti sulla base di deliri e calunnie. Al centro del dramma emerge la figura di John Proctor chiamato a una scelta radicale: confessare il falso per salvare la propria vita, o mantenere intatta la propria verità, affrontando il patibolo ma salvando la propria anima.
Il "crogiuolo" è, appunto, il contenitore in cui i metalli vengono fusi e purificati ad altissime temperature, una metafora perfetta per la prova suprema che rivela la vera essenza di ogni uomo.

Nel libro che ha ispirato lo spettacolo Arthur Miller (1915–2005) scava nell'animo umano, indagando il delicato confine tra la responsabilità del singolo e il peso schiacciante della società. Miller, una delle voci più lucide e moralmente rigorose del Novecento, difende la dignità dell'individuo contro l'arroganza del potere e le ipocrisie del conformismo.

La scelta di rappresentare quest'opera oggi non è un semplice esercizio di memoria, ma un atto di profonda riflessione sul presente segnato spesso da arroganza, cinismo e fanatismo, e dove la folla, fisica o digitale, tende a giudicare e condannare senza appello.

Il Vangelo si rivela come un umanesimo a cielo aperto: Dio è un Padre che ama la libertà profonda dell'uomo, lo libera dalle catene della paura e del giudizio sommario. Come mostra Proctor che, nel suo dramma, testimonia una coscienza che rifiuta di piegarsi all'idolatria del consenso, scegliendo la luce della verità interiore.
 

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Redazione

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