NEWS | Milano

Mendonça, la poesia come forma di responsabilità

13 febbraio 2024

Mendonça, la poesia come forma di responsabilità

Condividi su:

Essere testimone del grande dramma dell’umanità, raccontando il proprio tempo e dando voce agli ultimi. È questa la missione o, meglio, la vocazione del poeta, una figura considerata al nostro tempo «un po’ laterale» e «persino eccentrica». Eppure, la poesia è un «gesto artistico» capace di dare ascolto alla diversità del mondo e alla sua immensa polifonia, di pensare questioni penultime e ultime del nostro quotidiano. È un vero e proprio elogio all’arte poetica quella espressa dalle parole del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, intervenuto lunedì 12 febbraio all’Università Cattolica del Sacro Cuore per partecipare alla presentazione del volume Estranei alla terra, la raccolta di componimenti in versi che tiene insieme due dei suoi più importanti libri di poesia: Strada bianca (2005) e Teoria della frontiera (2017): «La poesia deve illuminare le contraddizioni, le problematiche, gli interrogativi principali del proprio tempo. I poeti di tutte le epoche lo hanno fatto e anche io ne sento la responsabilità».

Ad ascoltare nell’aula Pio XI le parole del cardinale (che nelle vesti di poeta diventa Mendonça, senza “de”) c’erano, tra gli altri, Antonella Sciarrone Alibrandi giudice della Corte costituzionale, Anna Maria Tarantola, presidente della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione, Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, Marco Girardo, direttore di Avvenire, i prorettori dell’Ateneo Pier Sandro Cocconcelli, Fausto Colombo, Giovanni Marseguerra, e monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo. «Per parlare e riflettere di poesia bisogna o essere capaci di leggerla o avere la fortuna di farsela spiegare da un poeta, come per noi in questa occasione», ha detto il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli, che, nel suo saluto agli ospiti e alla platea, ha menzionato le riflessioni di Heidegger su Hölderlin e sull’essenza della poesia.


E il cardinale Tolentino è sicuramente una delle voci poetiche più originali della letteratura lusitana contemporanea. Come ha testimoniato l’editore del volume Nicola Crocetti, fondatore della casa editrice e tra i maggiori esperti italiani di poesia. Rispondendo alle domande del moderatore del dibattito Alessandro Zaccuri, direttore Comunicazione dell’Ateneo, ha raccontato che già nel 2007, aveva notato il «giovane poeta», invitandolo su suggerimento di una sua collaboratrice al Festival Internazionale della poesia da lui organizzato a Parma e ripromettendosi di tenerlo d’occhio. «Con José ci siamo ritrovati» e scherzando, ha aggiunto: «Nel frattempo lui ha fatto carriera, io sono rimasto sempre un piccolo editore. Ma sono onorato di avere nel mio catalogo i suoi versi».

Una curiosa storia di amicizia, la loro, nata per caso, ma che per entrambi si è rilevata fondamentale. «In Italia sono state pubblicate prima le mie opere teologiche», ha ricordato il cardinale Mendonça. Invece, «per quella poetica ho voluto aspettare. La poesia, anche nel modo in cui è pubblicata, richiede lo stesso rigore e la stessa verità di chi la scrive. Un editore di poesie è una sorta di vignaiolo che cura la sua vigna e aver trovato Crocetti nel mio cammino è stata una vera fortuna».

Una vendemmia che l’attore Christian Poggioni è riuscito a far assaporare al pubblico attraverso la lettura di alcuni testi poetici, tradotti dal portoghese da Teresa Bartolomei, e raccolti nel volume. Tra questi “La strada bianca”, “La notte apre i miei occhi”, “Clandestini”, “Lisbona vista dalla luna”, “Cos’è una poesia”.

«Non sono un poeta cardinale, ma sono un cardinale che scrive poesie», ha osservato l’autore dei versi. «Questo è uno sguardo diverso con cui affrontare il compito della poesia, che richiede autenticità e capacità di parlare a tutti. Sono convinto che non esiste poesia senza l’orizzonte della verità».

Una poesia, quella di cui si fa interprete Tolentino, in cui la presenza dell’Italia è molto forte - da Dino Campana a Cristina Campo, di cui è traduttore, fino a Pier Paolo Pasolini - e dove si avverte un profondo senso civico, accanto alla sua insita dimensione teologica e spirituale. «La poesia è un esercizio di responsabilità nei confronti del proprio tempo. Rimbaud diceva che il poeta è un veggente, è un testimone e per questo ha il dovere di raccontare». Spesso, però, «nella classica discussione sul rapporto tra scienza e poesia, quest’ultima è screditata perché sembra non dire la verità». Anche se non è così, poiché «lo fa a modo suo». Da questo punto di vista, illuminante è la lezione del maestro Pessoa: «Il poeta è colui che crea la finzione in quanto il suo dolore non può essere detto in altro modo».

Ma il tempo della poesia è davvero il “Promemoria da attaccare alla porta del frigorifero”, come suggerisce il titolo dell’ultima poesia letta dall’attore Poggioni? “Non cessi di meravigliarti…”, recita un suo verso e che esprime bene qual è il tempo della poesia: «Quello dello stupore, che abita tempi diversi: è questo non smettere di mantenere la capacità di ammirare la meravigliosa realtà delle cose».

Un articolo di

Katia Biondi

Katia Biondi

Condividi su:

Newsletter

Scegli che cosa ti interessa
e resta aggiornato

Iscriviti