Verri è stato manager di importanti eventi tra cultura e sport. Come il Salone internazionale del libro di Torino, le Olimpiadi invernali di Torino 2006 (in qualità di direttore dell’associazione Torino internazionale si è occupato di sviluppare e gestire il Piano strategico della città di Torino), il palinsesto eventi e i contenuti espositivi del Padiglione Italia a Expo Milano 2015, Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Ocean Race Genova 2022-2023. Il suo legame con la prima capitale d’Italia è evidente e rimane ancora oggi indissolubile, proprio come quando frequentava la Cattolica. «Non ho mai abitato a Milano, non me lo potevo permettere. Ma abbiamo creato il gruppo dei pendolari piemontesi, ne facevano parte anche diversi docenti. I lunghi viaggi in treno, quando l’alta velocità non esisteva, furono un’occasione di grande scambio. E di ottime letture».
Non a caso “uomo di libri” e “manager culturale” sono le due descrizioni attraverso le quali Verri, che pure preferisce autodefinirsi urban practitioner, viene dipinto più spesso. La prima fu coniata dal suo storico addetto stampa, Silvia Bianco, quando Verri dirigeva il Salone del libro. «Effettivamente per me i libri sono una grande passione. Alcuni amici d’infanzia ricordano che portavo i libri perfino in curva Maratona, aspettando l’ingresso in campo di Pulici e Graziani». L’altra definizione racconta molto del mondo di oggi di Verri. «Essere un manager culturale significa essere molto curiosi e saper dialogare con le istituzioni e l’economia, per far capire che investire in cultura è un’opportunità soprattutto per loro. L’endiadi manager culturale vuol dire avere una capacità di visione culturale e un’idea della società basata sulla cultura, ma anche saperle gestire in modo che gli attori del territorio possano vederne il ritorno in termini sia economici sia sociali».
Verri torna alla Cattolica per l’open lecture del master Comunicare lo Sport e del master Eventi e comunicazione per la cultura (Mec) dell’Alta Scuola in Media, comunicazione e spettacolo (Almed). Passando davanti a Sant’Ambrogio si ferma e guarda verso l’alto, fissando l’epigrafe dedicata agli anni di Petrarca a Milano. «Mi viene in mente quando ero al primo anno di Lettere e Giuseppe Billanovich ci raccontava di aver preso in mano le carte di un pescivendolo, nell’abbazia di Pomposa. Dentro c’era il Canzoniere. Per noi era come aver trovato la pozione del druido Panoramix, era veramente magico. E questo rapporto è stato fondamentale, perché se entri in una realtà e senti che quello è il tuo mondo, fai di tutto perché lo diventi davvero. Per me la Cattolica è stata questo: un luogo nel quale potevo crescere e che contemporaneamente poteva darmi quei valori e quegli elementi etici e sociali per farlo dentro la società».