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Brescia, origini e attualità di un modello di sviluppo vincente

12 maggio 2026

Brescia, origini e attualità di un modello di sviluppo vincente

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Come si presenta Brescia oggi e qual è stato il suo ruolo nella recente storia italiana?

Lo spiega l’intervento del professor Mario Taccolini, del corso di Storia contemporanea della Facoltà di Scienze politiche e sociali che, in chiusura del corso per l’anno accademico 2025/2026 ha ripercorso oltre un secolo di storia bresciana, soffermandosi sulle radici culturali e sociali che hanno contribuito a definire l’identità del territorio.

L’identità bresciana contemporanea al centro dell’intervento, secondo la definizione di Giorgio Rumi nata da una “misteriosa connessione tra il gusto del lavoro e la profondità religiosa”, non rappresenta soltanto un tratto distintivo del carattere locale, ma anche il motore di un modello sociale originale, capace di trasformare la spiritualità in un nucleo propulsivo per lo sviluppo economico, culturale e civile della comunità.

Come evidenziato dal prof. Taccolini, le radici di questo sistema affondano nelle vicende nazionali del secondo Ottocento. Mentre parte del mondo cattolico si chiudeva in una sterile opposizione al nuovo Stato italiano, Brescia scelse una strada originale.

Sotto la guida di figure come Giorgio Montini, i cattolici bresciani adottarono la formula della "preparazione nell'astensione": impossibilitati a partecipare alla vita politica nazionale, si immersero totalmente nella società civile per rispondere alle esigenze reali della popolazione, combattendo l'analfabetismo e le piaghe sociali delle campagne, in particolare usura e pellagra.

Questa immersione nel reale trovò il suo architetto in Giuseppe Tovini. La sua genialità risiedette nel comprendere che per cambiare la società servivano strumenti solidi.

Basti pensare alla fondazione di istituti come la Banca San Paolo in città, preceduta dalla Banca di Valle Camonica, e il Banco Ambrosiano a Milano, per capire come Tovini non cercasse il profitto fine a sé stesso, ma uno strumento per sostenere lo sviluppo del territorio e, soprattutto, l'educazione. Negli statuti di queste banche era previsto infatti che una quota rilevante degli utili fosse destinata alla formazione dei giovani, stabilendo un legame indissolubile tra finanza e crescita culturale.

Questo impegno educativo non era un'attività caritativa di ripiego, ma una vera e propria "politica delle intelligenze", come poi la definì Giovanni Battista Montini. L'obiettivo era formare una classe dirigente ed un laicato cattolico dotati di competenza tecnica e qualità professionale, capaci di stare nella società con "lucido realismo".

Da qui nacquero esperienze d'avanguardia come l'editrice Morcelliana, sorta nel 1925 come risposta culturale al fascismo, e, ancor prima, riviste di carattere educativo come "Scuola Italiana Moderna", avviata nel 1893, che già dal nome rivendicava con orgoglio la partecipazione dei cattolici alle sorti del paese e che diede poi vita, nel 1904, all’Editrice La Scuola.

E guardando all’oggi, Taccolini ha chiuso l’incontro sottolineando come questa eredità si manifesti ai giorni nostri nella capacità del sistema economico e culturale bresciano di ripensarsi costantemente di fronte alle crisi.

Tale modello dimostra che l'industria pesante – la "Brescia tondinara" – può convivere con case editrici di alta cultura perché entrambe attingono alla stessa fonte: un pragmatismo che non rinuncia mai alla visione ideale.

In un momento di grandi sfide quale quello presente, la lezione della storia bresciana rimane attuale: non c'è futuro economico, sociale e politico senza un solido investimento nell'intelligenza e nella formazione delle nuove generazioni.

Ed è proprio con questo spirito che nel 1965 è stata aperta la sede bresciana dell’ateneo, un luogo dove ancora oggi si rinnova quella politica delle intelligenze di cui parlava Paolo VI e dove si continua a credere che la formazione dei giovani rappresenti la forma più alta di intervento nella storia e la migliore scommessa sul futuro.

Un articolo di

Paolo Terzi

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