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In seimila al Festival dell’educazione. L’evento si ripeterà

10 ottobre 2023

In seimila al Festival dell’educazione. L’evento si ripeterà

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Quasi 6mila persone mobilitate da 47 eventi totali e in ascolto di 114 relatori.

E' stata un successo inatteso, con molti eventi sold out, la prima edizione del Festival internazionale dell’educazione, dedicata alle “Comunità educative”, promossa a Brescia dal 4 all’8 ottobre da Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondazione Brescia Musei, Fondazione Asm, Editrice La Scuola, Editrice Morcelliana, InnexHub, Fondazione Aib, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Feralpi Group e Cassa Padana, in media partnership con Rai News24, Rai Cultura, Rai Radio1, Avvenire e Giornale di Brescia, e sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo.

«Brescia con questo festival si è riconosciuta in una storia, che parla ancora oggi alla città, ma le permette di rivolgersi a tutto il Paese, mettendo al centro l’educazione» afferma il direttore scientifico Domenico Simeone, preside della Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, tracciando un primo bilancio della manifestazione. «La città può così, a buon diritto, considerarsi un laboratorio pedagogico per l’Italia intera e le iniziative che scaturiranno da questa prima esperienza potranno essere utili anche per offrire idee e buone pratiche a tutto il territorio nazionale».

Che lezione ci lascia questa iniziativa? 
«Il festival dimostra che avviare processi che permettono alle persone di incontrarsi, discutere, confrontarsi con esperti, condividere esperienze permette di generare dinamiche positive per la costruzione di una comunità educativa. Le migliaia di persone che abbiamo incontrato hanno testimoniato il desiderio di aprire degli spazi di riflessione sui temi dell’educazione, di condividere progetti per il futuro.

Quali sono le note più positive dell’evento?
«Sicuramente la disponibilità di famiglie e bambini a partecipare ad attività laboratoriali, in cui costruire relazioni significative con altri nuclei familiari nel segno della cultura e dell’arte. Ma anche la partecipazione attiva di molti giovani delle scuole secondarie, che hanno presentato storie originali, come nell’iniziativa dedicata alla riflessione su “Lettera a una professoressa” o nei racconti delle bellissime esperienze di Service learning all’Istituto Tartaglia. Progetti che continueranno anche in futuro».

Quindi ci sarà una seconda edizione? 
«Il festival non è finito: abbiamo gettato un seme che, sono sicuro, potrà crescere non solo a Brescia, ma anche nelle città e nelle regioni di chi ha partecipato all’evento. Abbiamo vinto la sfida perché abbiamo saputo giocare su un terreno tutt’altro che banale. Abbiamo invitato personaggi illustri a fare discorsi non semplici sul tema dell’educazione: hanno risposto in tanti, superando la zona di comfort, in cui il nostro tempo vorrebbe rinchiuderci, e la tentazione del disimpegno. Consapevoli, nello spirito della scuola di Barbiana, che “sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. Ha vinto il coraggio di affrontare temi complessi, rimettendo in discussione anche alcuni stereotipi».

Ci può fare qualche esempio? 
«Potrei citare il tema controverso della valutazione nel sistema scolastico o, grazie all’apprezzato intervento dell’accademico di Francia Roger François Gauthier, la deriva sovranista e mercatista in cui rischia di scivolare la scuola a livello mondiale. Ma anche le sfide che comporta spostare l’accento dalla trasmissione della conoscenza all’apprendimento, in un contesto di crescente complessità e incertezza, come hanno indicato nella serata inaugurale i coniugi Etienne e Beverly Wenger-Trayner. Siamo riusciti a combinare una riflessione seria e qualificata con la necessità di raggiungere un pubblico vasto».

Il festival ha coinvolto, però, anche molti addetti ai lavori. 
«Dirigenti scolastici e insegnanti hanno rappresentato il 35% dei partecipanti. Donne e uomini che hanno davvero a cuore il destino dell’educazione e della scuola del nostro Paese e non si accontentano di gestire la quotidianità ma vogliono innescare dei processi trasformativi di cambiamento. Siamo loro grati per questo impegno e, per riconoscere l’importanza del loro lavoro, abbiamo organizzato il festival proprio a cavallo della Giornata internazionale dell’insegnante del 5 ottobre. Sono sicuro che hanno percepito di non essere soli nella loro impresa educativa, ma di avere degli alleati preziosi nelle realtà che hanno promosso questa manifestazione».

Le “cinque giornate” di Brescia non hanno parlato solo con le parole, non è vero? 
«Hanno proposto un focus sull’educazione anche attraverso il linguaggio dello spettacolo e delle mostre, con iniziative tutt’altro che collaterali: usando un codice diverso da quello della riflessione scientifica, hanno proposto a un pubblico vasto temi rilevanti per recuperare la tradizione pedagogica della città».

Il festival ha avuto tra i suoi promotori il mondo delle imprese. Non era scontato su questo tema. 
«Siamo riusciti a rendere evidente che l’educazione non è l’impresa dei singoli né puà essere confinata solo a scuola e famiglia, ma è responsabilità di tutta la comunità. Per questo è stato fondamentale che il mondo delle imprese, rappresentato da Fondazione Aib e InnexHub, non abbia fatto mancare il suo contributo. A partire da Fabbricaperta, la giornata di Open Day di Feralpi siderurgica nell’acciaieria di Lonato, che ha accolto mille persone tra grandi e bambini, caschetto in testa, ascoltando musica e letture per ammirare tecnologia e sostenibilità applicate all’impresa. Perché anche la fabbrica, al pari degli altri attori, è una comunità formativa. Soggetto di un’alleanza che proietta Brescia come capitale dell’educazione».

Un articolo di

Paolo Ferrari

Paolo Ferrari

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