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Ucraina, troppo tardi per i negoziati di pace?

24 marzo 2022

Ucraina, troppo tardi per i negoziati di pace?

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Il conflitto russo-ucraino ha inaspettatamente portato la guerra in Europa.

Nessuno se lo sarebbe mai aspettato anche se, la Terza Guerra Mondiale era in corso da anni e definita a “capitoli” da Papa Francesco già nel 2014. Finora, tuttavia, la percezione del conflitto era tenuta distante dalle opinioni pubbliche occidentali, perché gli “eserciti” si combattevano nelle terre espropriate ai cittadini: dalla Siria all’Afghanistan, dalla Libia all’Africa profonda le cosiddette Grandi Potenze si affrontavano quotidianamente via “proxy”. Tutto questo era sufficiente a far sì che la distanza contenesse le paure delle rispettive popolazioni.

Improvvisamente, l’Ucraina è diventata la nuova terra di confronto ed essa è prossima, è di confine con l’Europa, non ci sono cuscinetti ad attutire il rombo dei cannoni.

Tutto questo era quanto avevamo definito Guerra Ibrida: senza regole, con una molteplicità di attori coinvolti e di asset impiegati. Ma oggi, le considerazioni iniziali che portarono proprio all’avvio della tensione russo-ucraina nel 2014 ad elaborare questa definizione in sede Nato, non sono più sufficienti a contenere la varietà delle minacce. 

Se finora, infatti, le diverse strategie si dispiegavano in “parallelo”, attivando cioè interventi nella dimensione cyber piuttosto che in quella militare tradizionale, o ancora in quella comunicativa piuttosto che economica, con effetti che si manifestavano all’interno della dimensione originaria, adesso non è più così. 

La sovrapposizione degli effetti (e l’aumento del rischio complessivo) è tale per cui a una narrativa può conseguire una risposta militare, in una sorta di reattività che sembra coinvolgere tutte le catene di comando e controllo.

Se questo può essere considerato un rischio puntuale, rispetto ai problemi di “escalation” che caratterizzano il presente, ben più pericolosa è la conseguenza dell’assetto sul campo delle diverse parti che costituiscono il variegato esercito dei contendenti.

A testimonianza della ibridazione del conflitto, infatti, si pone anche la presenza di combattenti organizzati all’interno di gruppi che ritrovano la motivazione all’azione nelle più variegate pieghe della follia umana: dai battaglioni nazisti a quelli dei terroristi ceceni, dalle milizie del patriarcato ortodosso alle organizzazioni locali parrocchiane, dai suprematisti bianchi ai revanscisti imperiali russi, dai mercenari wagneriani ai prezzolati nord africani, la componente istituzionale dell’esercito è ridotta a una piccola parte dei combattenti. 

Questo comporta una grande incertezza per quanto riguarda la reale possibilità di comando sul campo da parte degli ufficiali nazionali e un’ancora più grande timore che, qualunque possa essere domani l’accordo di pace tra le parti, questo possa essere poco o nulla considerato alla luce degli interessi particolari dei vari gruppi in guerra.

 

 

 


Credits Photo: Author Ministry of Defence of the Russian Federation (CC BY 4.0)

Un articolo di

Marco Lombardi

Marco Lombardi

Direttore Dipartimento di Sociologia - Università Cattolica

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