Una notizia è buona, l’altra un po’ meno.
L’editoria ed il giornalismo (quello vero e di qualità) non sono spacciati. Ma – e chi lo nega, mente – oggi, se un’informazione non si candida ad essere virale, ha più probabilità di non essere considerata.
L’antidoto a questa pandemia di contenuti dove il benchmark per misurare l’importanza degli stessi sono le logiche legate ai “trend del giorno”, all’algoritmo social e al clickbait sono - udite, udite – qualità, approfondimento del contesto e informazioni utili e ben fatte.
Vale per cronaca, spettacoli, per il resoconto delle imprese di Sinner, o per soddisfare la morbosità della gente sui casi Garlasco o Nicole Minetti.
E no, (alla data in cui scriviamo) non c’è AI che regga il confronto con la prerogativa ad appannaggio esclusivamente umano del “conoscere per deliberare”.
Inteso: ben venga l’AI nelle redazioni per correggere l’ortografia o tradurre testi dal russo all’italiano in tempo zero ma, se l’interrogazione è «quello che accade a Gaza è un genocidio oppure no?» la risposta – a fronte dell’analisi di fonti identiche – sarà diversa per ogni AI, declinata in base all’orientamento del proprietario di ciascuna.
Storie di vita vissuta, raccontate da Peter Gomez (direttore de ilfattoquotidiano.it) e Chiara Piotto (Chora e Will Media) - intervistati in Cattolica da Pierluigi Ferrari (inviato TGR RAI Lombardia, docente di Media e Informazione).
Proprio loro, che verso l’ecosistema digitale sono salpati quando quest’ultimo era ancora un continente inesplorato e oggi vi operano cavalcandone egregiamente le logiche e, in taluni casi, contribuendo a crearle.
Quindi, la risposta alla provocazione che ha dato il titolo all’incontro “If it doesn’t spread, it’s dead … L’informazione nel mondo digitale” è: no, giornalismo is not dead, però occorre rendersi conto di alcune dinamiche e agire di conseguenza.
La prima, secondo Chiara Piotto, è che «è obbligatorio confrontarsi con quello che nel web funziona oppure no. Il fattore virale è efficacie per la fascia di pubblico che si informa sui social ma per agganciare i lettori con continuità serve la qualità».
Virale ma di qualità, del resto, possono coesistere. «Il caso Minetti dimostra che nel web funziona sia ciò che è virale ma anche quello che è ben fatto» dice Piotto.
Il concetto è ribadito da Peter Gomez: «In questi giorni di Garlasco e di Hantavirus non ha senso essere naïf e non pensare a quali contenuti la gente cerca. Molti aggiornamenti utili, verificati e approfonditi, rispondono anche alle curiosità delle persone».
Senza girarci troppo attorno, il tema è quello per il quale le redazioni giornalistiche sono aziende editoriali e le aziende devono poter stare sul mercato e pagare gli stipendi dei propri collaboratori.
«Occorre tornare a un prodotto di qualità tale per cui le persone siano disposte a pagare per essere informate. L’altro obiettivo è far migrare il pubblico dagli abbonamenti cartacei a quelli digitali» spiega Piotto.
Nel frattempo, come remunerare il settore nell’epoca della più grande crisi che il sistema editoriale abbia mai conosciuto e come si mantiene economicamente un sito? «Il nostro è aperto e consultabile per le notizie di sport e tempo libero, in modo da avere più visite ed attrarre investitori per gli adv, mentre è a pagamento o in abbonamento per cronaca, inchieste e tutto il resto. Il segreto per generare traffico è pubblicare molto: più carbone metti e più il forno produce» sintetizza Gomez.
C’è poi il discorso delle notizie in esclusiva, che funzionano poiché - nota Gomez - la gente vuole leggere quello che non sa, ma che non soddisfano nell’immediato i diktat del digitale perché «virali diventano le notizie che sono già in trend e di cui tutti hanno già parlato».
Ultimo ma non per importanza, il tema dell’AI, ossimoro che ingloba rischi e opportunità. Già, perché se da un lato è uno strumento utilissimo alle redazioni per lavori di tipo pratico e operativo - dalla correzione delle bozze al confezionamento di titoli, grafiche e riassunti - il lavoro di ricerca sul campo, l’elaborazione di un pensiero critico, la verifica delle fonti e la ricostruzione del contesto di una notizia (fondamentale affinché non sia travisata), nonché l’empatia e la conoscenza maturata con l’esperienza, non sono al momento sostituibili.
Sicuramente siamo nel mezzo di una rivoluzione industriale. Ma l’altare del fronte intellettuale può dirsi salvo.