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Soul Festival, cinque giorni di meraviglia

29 marzo 2024

Soul Festival, cinque giorni di meraviglia

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Cinque giorni, 48 eventi, 21 sedi e oltre 10mila partecipanti. Sono questi i numeri, lusinghieri, della prima edizione del Soul Festival, la rassegna dedicata alla spiritualità promossa dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Diocesi di Milano dal 13 al 17 marzo. La manifestazione ha avuto come tema centrale "la meraviglia, vigilia di ogni cosa" a cui sono stati dedicati incontri, spettacoli, laboratori e momenti di meditazione. 

«Il Festival nasce da una felice sintonia fra la nostra Università e la Curia di Milano: insieme abbiamo proposto l’intuizione alla base di Soul ai molti partner che hanno scelto con generosità di accompagnarci in questa avventura. L’idea è semplice: in questi tempi tumultuosi e difficili, prendersi cura della comunità - in questo caso la Città di Milano - significa riscoprire ciò che è meno evidente e visibile, eppure si svela capace di dare un senso all’esistenza e di richiamarci al bene comune. La spiritualità in questo contesto si esprime come attenzione a ciò che è peculiare dell’essere umano. La prima edizione del Festival ruota attorno al tema della meraviglia, capace di ridare significato alle routine quotidiane e di far emergere in noi, e in ciò che ci circonda, la bellezza spesso nascosta dall’abitudine e dall’esteriorità», ha detto il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli in occasione della conferenza stampa di presentazione della rassegna.

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Redazione

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Ad aprire il Festival, in un'Aula Magna gremita, è stato, mercoledì 13 marzo, Alessandro Baricco: «Quando noi accediamo alla meraviglia ci troviamo davanti a una fenditura del nostro mondo e vediamo qualcosa che non siamo o non siamo ancora» ha detto nella sua lecture in Università Cattolica. Lo scrittore, nel suo intervento, ha spaziato dalla letteratura alla filosofia citando Flaubert e Plotino. «Non bisogna mai trascurare la sensazione fisica di oscillazione sulla soglia della meraviglia con alle spalle la tua vita e davanti la porzione di mondo che la meraviglia ti ha aperto – ha aggiunto Baricco – non bisogna trascurare la sensazione fisica di oscillazione sulla soglia, momento dell’umano delizioso e leggero».

Le reazioni del cuore umano davanti all’inatteso. Come quelle degli apostoli dopo "In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà" pronunciato da Gesù durante l'Ultima Cena. Ed è proprio questa la scena raffigurata nel celeberrimo dipinto murale realizzato da Leonardo nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a stimolare la riflessione sull'umano sconcerto. Soffermandosi sulla composizione dell’opera giovedì 14 marzo, nella sagrestia del Santuario domenicano, lo storico dell’arte Pietro Marani e la scrittrice Melania Mazzucco hanno guidato il pubblico alla scoperta del capolavoro vinciano. «Leonardo - ha spiegato la scrittrice - dipingendo sul volto di Giuda l’ombra che lo possiede, realizza un gesto artistico dalla potenza visiva assoluta che fa capire cos’è veramente la pittura: un "pensare per immagini"». Un moto di reazioni psicologiche che generano "meraviglia", "umano sconcerto " e che secondo Marani rappresentano «il primo passo verso l’arte moderna».

Un altro tema che, in questa epoca, sta suscitando oltre che meraviglia anche più di un interrogativo è quello relativo all'intelligenza artificiale. «La tecnologia dev’essere un motore di speranza per tutta l’umanità» ha spiegato nel corso dell'incontro ospitato dalla Fondazione Corriere della Sera, don Luca Peyron, coordinatore del Servizio per l'Apostolato Digitale e docente di Teologia del nostro Ateneo. Correlatore del dibattito, moderato dal giornalista Massimo Sideri, il professor Giuseppe Riva, direttore di HTLab: «La meraviglia è un’emozione epistemica perché genera conoscenza, attiva in noi la voglia di espandere i nostri confini. Andare oltre la zona di comfort ha un costo, ed è la meraviglia che ci dà la forza di sostenere questo costo. Nella storia dell’uomo, è sempre stato uno degli elementi che ha permesso alla cultura di evolvere, e alle persone di affrontare sfide che all’inizio sembravano impossibili».

La tecnologia è stato un tema ricorrente anche dell'incontro ospitato, venerdì 15 marzo, dalla Fondazione Feltrinelli in cui i docenti dell'Università Cattolica Fausto Colombo e Massimo Scaglioni hanno dialogato con Lodo Guenzi e la giornalista Cristina Battocletti sul tema dei media. «Si sono spinti spesso al limite - ha detto Colombo - sino a correre il rischio di anestetizzare il dolore». Il che ripropone sempre il dilemma etico, più attuale che mai, su che cosa sia lecito mostrare e guardare». Nonostante questo, secondo Scaglioni, la rappresentazione della morte è stata un’ossessione dei mezzi di comunicazione sin dalle origini, «come se fossero, in quanto macchine, prigionieri della stessa sindrome di Frankenstein, che domina la tecnica nel desiderio spasmodico di trattenere la vita». Ma, probabilmente, come ha concluso il cantante de Lo Stato Sociale «solo l’immaginazione e la creatività possono mostrare davvero ciò che non si vede».

«La meraviglia è un'esperienza quasi religiosa nella quale ci si ferma, si contempla ma, soprattutto, si ascolta. Un tema che sembrerebbe lontano dalla giustizia ma che, invece, c'entra moltissimo perché la capacità di ascolto è fondamentale nella gestione dei conflitti». Con queste parole Gabrio Forti, direttore dell’Alta Scuola sulla Giustizia penale "Federico Stella", domenica 17 marzo, ha introdotto l'evento in cui Agnese Moro, figlia del politico ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978 e l'ex terrorista Grazia Grena hanno raccontato la loro esperienza all'interno di un percorso di giustizia riparativa in cui sono intervenuti i mediatori: il criminologo Adolfo Ceretti e la professoressa Claudia Mazzucato, docente di Diritto penale del nostro Ateneo.

«La ragazza di 25 anni che ero - ha raccontato Moro - non potrà mai essere recuperata. È un peso che ti toglie il respiro. L’unica soluzione può essere l’incontro. È una sofferenza, certo. Ma se ti parlo, se ti rimprovero, sei una cosa viva, non sei più un fantasma. E allora riesci a guardare a oggi e, magari, anche al domani». Toccante anche la testimonianza di Grazia Grena: «Riuscire a riconoscersi reciprocamente ci fa sentire vivi. Oggi Agnese è una mia grandissima amica. Nonostante tutto. O forse proprio per questo. Nel percorso di giustizia riparativa, le persone come Agnese, le vittime, non ci hanno mai fatto sentire inferiori. Anzi ci hanno incoraggiato. Il passato non cambia ma forse qualcosa di buono lo riusciamo ancora a fare».

«Sono stati giorni di meraviglia per tutte e tutti - recita il messaggio di saluto che campeggia sul sito del Festival, visitato da oltre 10mila utenti in tre settimane - grazie a chi è stato con noi: ospiti, pubblico, partner, perché SOUL siamo tutti noi insieme». Appuntamento alla prossima edizione.

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