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100 volti per 100 storie, la Cattolica nel racconto degli Alumni

26 aprile 2021

100 volti per 100 storie, la Cattolica nel racconto degli Alumni

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Il ricordo di un episodio, un’immagine scolpita nella mente, parole racchiuse nella scatola della memoria. I racconti di chi ha attraversato la Cattolica nei suoi primi 100 anni di vita sono al centro del progetto 100 volti per 100 storie, promosso dall’Ateneo in occasione del suo centenario con l’Istituto Giuseppe Toniolo e le Associazioni Alumni e Amici dell’Università Cattolica. L’idea? Chiamare a raccolta le voci provenienti da tutta la comunità universitaria per guardare insieme al secolo di storia davanti a noi. In questo capitolo trovate le prime testimonianze.

Un articolo di

Luca Aprea e Valentina Stefani

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Il primo racconto arriva dalla giornalista Monica Maggioni: «I chiostri. L’immagine è nettissima e si materializza ogni volta che penso all’Università Cattolica. Per me, che da bimba frequentavo Sant’Ambrogio, dove mio zio don Cesare viveva e celebrava nella Basilica, la pietra della Cattolica, la sua struttura cosi solida e quello sciamare di ragazzi come in un labirinto, era rimasto il sogno non detto. Certo, per noi un’università privata era una scelta complessa, avrebbe richiesto ai miei genitori ulteriori sacrifici. Ma era proprio quel genere di sacrificio che per loro aveva senso: “Vai nel luogo dove credi che potrai studiare meglio e mettere a frutto questi anni. Solo lo studio ti permetterà di avere gli strumenti per costruirti il tuo percorso”. E io scelsi. La Cattolica, la francesistica, le letterature. Scelsi prima di tutto quello che consideravo un approccio “serio” alle cose. Che riconosco ancora oggi. Scelsi un legame che non si è più allentato. E che si rinnova anche oggi».

Il racconto di Monica Maggioni

«Ho cominciato l’università nel 1980 - racconta la scrittrice e traduttrice Beatrice Masini - gli anni di piombo, il marzo grigio del rapimento Moro, i ragazzi che sparavano in via De Amicis, era tutto ancora così vicino: e intanto veniva avanti la Milano con le spalle imbottite, la Milano dell’aperitivo imperativo, del progresso rapido e corrotto. Non era un tempo semplice in cui crescere. Studiare greco e latino - soprattutto greco - era un bel modo per dare un senso ai giorni: guardare indietro per imparare a guardare avanti. I chiostri davano pace, la cappella, quel Cristo che ti segue con lo sguardo, dava pace. Era importante studiare nella pace».


Beatrice Masini: «I chiostri davano pace»


Beatrice Mazzoleni, amministratore Delegato del Gruppo Toti, racconta così i suoi anni in Cattolica: «Nonostante il tempo trascorso dalla mia laurea, ogni volta che penso all’Università è come se attraversassi di nuovo il chiostro del Bramante, ritrovando quel “profumo” di cultura, di insegnamento e quel senso di serenità percettibile a chi, come me, ha avuto il privilegio di poterla vivere. Perché il legame con questo luogo, con i suoi valori, è per sempre. Sono grata ai docenti che mi hanno preparato ad affrontare le sfide che ogni giorno si presentano nel lavoro e, ancor prima, nella nostra vita, con rigore, dedizione, umiltà e rispetto, a saper cogliere i cambiamenti come un’opportunità di crescita, a inseguire i sogni e coltivare le passioni, ma anche ad assumere ruoli di responsabilità, con la dovuta autorevolezza e nella consapevolezza che le scelte di un manager possono influenzare i destini di molti e proprio per questo che il “valore” della persona deve essere tenuto sempre in primo piano».


Mazzoleni: «È come se attraversassi di nuovo il chiostro del Bramante»

Per descrivere che cosa rappresenta l’Università Cattolica alcuni studenti del Collegio Ludovicianum di Milano hanno invece scelto di realizzare una breve clip...

«Questa non è una storia ma un lampo della mia memoria - spiega la psicologa Silvia Vegetti Finzi - mi vedo entrare, con il turbamento della prima volta, nella sobria palazzina dell’Istituto di Psicologia, dov’ero stata ammessa come specializzanda. Era l’autunno del 1964 e mi lasciavo alle spalle i fiammeggianti chiostri del Bramante, la religiosità che ispirano, la vita conventuale, dedicata allo studio e alla preghiera, che evocano. Ero entrata in Cattolica come studentessa di Pedagogia nel 1956».

«Quando mi trovai di fronte a ricercatori in camice bianco, impegnati in indagini sperimentali, mi sembrò di essere entrata nella modernità, di incamminarmi verso il futuro. Non sapevo che il direttore dell’Istituto, Leonardo Ancona, vi stava importando la Psicoanalisi freudiana. L’incontro con il “sapere dell’inconscio” fu una scoperta che segnò la mia vita di donna impegnata nella riflessione femminista, di psicoterapeuta, docente universitaria, giornalista e scrittrice».

La testimonianza di Silvia Vegetti Finzi

«Nel Sessantotto, laureata e appassionata di cinema, scoprii che l’Università Cattolica aveva aperto, in via Sant’Agnese, una Scuola Superiore di Comunicazioni Sociali - rivela nella sua testimonianza la scrittrice Bianca Pitzorno - mi iscrissi contemporaneamente alla Civica Scuola d’Arte Drammatica del Comune di Milano, meglio conosciuta come La Scuola del Piccolo. Sono stati due anni favolosi. Amicizie che ancora conservo, insegnanti bravi e originali. Eravamo in pochi allievi, e potevamo avere rapporti diretti e scambi amichevoli con i professori. Molte esercitazioni pratiche. Scoperta di autori sconosciuti e importanti. Tutti i giorni al cinema o a teatro. Molto divertimento unito a studio intenso. Poi, nel 1970, una selezione per funzionari Rai. Ci presentammo quasi tutti. Su undici assunti, se ben ricordo, ben otto provenivamo dalla Scuola di via Sant’Agnese. E non perché favoriti, ma perché eravamo veramente i più preparati».


Bianca Pitzorno: «Sono stati due anni favolosi»


«Alla fine degli anni 80 e all’inizio degli anni 90, un gruppo di studenti aveva deciso di condividere il cammino universitario nella piccola residenza di Via Stradella. Era un luogo significativo perché era dell’Istituto Secolare “Cristo Re” - racconta don Gianni Zappa - e si respirava ancora il carisma e l’insegnamento di Giuseppe Lazzati. Non avevamo un progetto definito, ma si voleva crescere insieme per vivere il presente della vita universitaria da protagonisti, per indirizzare il futuro con uno spirito di solidarietà e di servizio, consapevoli che la professionalità alla quale ci si stava formando, poteva, anzi, doveva diventare un contributo per il bene della Società e del Paese. È stata una bella e vivace esperienza che ha lasciato il segno».

«Volevamo crescere insieme per vivere il presente della vita universitaria da protagonisti»

 

«Le settimane dopo la laurea magistrale in Scienze Politiche nel 2012, ritornavo sempre volentieri a visitare l’università con i suoi magnifici chiostri di un’epoca lontana che richiamano memorie di chiacchierate con colleghi studenti e di indimenticabili lezioni di relazioni internazionali. Fu proprio durante una visita nel 2013 che vidi affissa la locandina della UNOG Fellowship promossa dall’Istituto Toniolo per una borsa di ricerca presso la Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra. Feci un colloquio e fui selezionato. A onor del vero, sono stato una sorta di progetto pilota, essendo stato insignito della prima borsa di ricerca del progetto UNOG Fellowship Program. In meno di 10 anni con quasi 40 borse di studio erogate ad altri giovani laureati, posso considerarmi fiero di avere superato la prova e aver contribuito a dimostrare il valore dell’investimento sui giovani laureati». Questa la testimonianza di Stefano Saldi, borsista del Fellowship Program.


«Ritornavo sempre volentieri a visitare l’università con i suoi magnifici chiostri di un’epoca lontana»

«Ho sempre apprezzato l’Università Cattolica  - racconta Patrizia Sanpietro - e anche provato rimpianto per non aver potuto frequentarla da giovane studentessa. Quando mi sono diplomata all’Istituto Magistrale, avevo la necessità impellente di lavorare, quindi di superare il concorso per entrare in ruolo come insegnante elementare. E così, fortunatamente, è stato. Durante i miei trascorsi scolastici, ho partecipato ad alcuni Concorsi per le scolaresche promossi dall’Istituto Toniolo e grazie, alla rivista Incontro ho conosciuto la possibilità di finanziare borse di studio in memoria».

«Così, per tre anni consecutivi - spiega - ho finanziato Borse di studio in memoria dei miei familiari più cari, appoggiata da mio marito. Tre ragazze hanno beneficiato di questa opportunità. Tutte con ottimi voti, motivate e responsabili. È stata una grande soddisfazione aiutare e, forse realizzare, tramite loro, il sogno dei miei anni giovanili. Donare regala gioia a chi riceve ma anche e soprattutto, a chi dona».


Donare regala gioia a chi riceve ma anche e soprattutto, a chi dona

«Sono entrato in Cattolica un po’ recalcitrante nel 1965 - confessa l'ex magistrato Gherardo Colombo - sulla scelta hanno influito molto le insistenze di mio padre, e ne sono uscito nel 1969, a novembre, un mese prima che in Piazza Fontana scoppiasse la bomba. All’inizio la Cattolica era un altro mondo. Le ragazze dovevano portare un grembiule nero, e se casualmente vi entravano senza, erano perseguitate dai commessi. Però, alla Cattolica c’era Franco Cordero. Ho seguito con lui procedura penale e filosofia del diritto, e con lui mi sono laureato. Le sue lezioni, i suoi testi, ed i libri del corso hanno contribuito a formarmi come giurista ed anche come persona. Intanto cambiava il mondo, cambiava la Cattolica, per diventare progressivamente quello che è, ed io continuo a ringraziare l’insistenza di mio padre che mi ha permesso di conoscerla».

Il racconto di Gherardo Colombo

 

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