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Cento volti per cento storie, gli Alumni raccontano la Cattolica

01 giugno 2021

Cento volti per cento storie, gli Alumni raccontano la Cattolica

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Guardare insieme al secolo di storia davanti a noi. I racconti di chi ha attraversato la Cattolica nei suoi primi cento anni di vita sono al centro del progetto 100 volti per 100 storie, promosso dall’Ateneo in occasione del suo centenario con l’Istituto "Giuseppe Toniolo" e le Associazioni Alumni e Amici dell’Università Cattolica. Dopo il primo capitolo, il nostro speciale continua con altre testimonianze di alumni del nostro Ateneo.

Un articolo di

Valentina Stefani

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«La mia esperienza in Università Cattolica è iniziata nel 2008 quando, da Nardò, meraviglioso paese in provincia di Lecce, decisi di frequentare, dopo i miei studi classici, la Facoltà di Agraria a Piacenza», racconta Federica Bove. Tra gli insegnanti conosciuti in nel suo percorso c’è Vittorio Rossi, professore di Patologia vegetale: «Fin da subito mi ha trasmesso grande passione per questa disciplina, che ho coltivato nei miei studi e che coltivo tutt’ora, lavorando presso Horta, spin-off dell’Università Cattolica. Sono molto grata all’Università Cattolica per tutte le opportunità, per le persone che mi ha fatto incontrare, e per non aver deluso le mie aspettative, né quelle dei miei genitori che mi hanno permesso di intraprendere questo percorso, che è stato ed è tutt’ora percorso di cambiamento e accrescimento della consapevolezza: consapevolezza di me stessa, del prossimo, dell’ambiente che ci circonda, del lavoro, e del valore immenso della cultura».

Da Nardò a Piacenza l'inizio di un'avventura

Silvia Pianta e Silvia Pagani sono entrambe laureate in Scienze matematiche, fisiche e naturali in Cattolica. ll loro augurio per i prossimi cento anni? Di incontrare cento persone che come loro si innamorino della geometria

«Erano gli anni dopo la guerra del 1940-1945 - ricorda Silvana Colla Ghiglioni - da poco avevo concluso gli esami di maturità della scuola magistrale e l’animo era alle stelle, libera in una Milano martoriata dai bombardamenti, ma con il cuore che cantava la rinascita. Avevo la gioia di vivere e gli ostacoli non si contavano, ma potevo pensare al mio futuro: posso insegnare, questo era il desiderio più grande. Un giorno mi venne incontro un sacerdote della parrocchia, don Giacomo Marelli: gli dissi qual era il mio sogno, ma anche che i mezzi economici erano pochi e le spese non indifferenti. “Silvana ci penso io! - esclamò subito - chiederò una borsa di studio al signor Rossi incaricato per i giovani in difficoltà". Tanti sono gli avvenimenti che potrei raccontare perché gli anni della vita universitaria sono stati diversi, ma in me resta salda la gioia e la riconoscenza di essere stata formata in una Università che ha dato tanto dal punto di vista culturale e spirituale a me, a mio marito e poi successivamente a mia figlia Sara».

Insegnare, questo era il desiderio più grande


«L’Università Cattolica ha fatto parte della mia vita per i tre anni in cui sono stato a Milano per gli studi alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. Tre anni, quelli, densi di avvenimenti per la Cattolica. Vi sono arrivato nei giorni della prima occupazione, novembre 1967, racconta don Francesco Massagrande. Cosa mi è rimasto della Cattolica? Più ancora della bellezza dei chiostri bramanteschi, ricordo lo spirito che si respirava nella cappella dell’adorazione con tanti che vi entravano per la preghiera. Due piccoli segni, quasi sacramenti di fede e di cultura, mi hanno sempre accompagnato nei vari spostamenti e compiti negli anni successivi: due mini volumi acquistati nella libreria interna di fronte alla cappella dell’adorazione, la Bibbia tascabile della LEF e della Hoepli la Divina Commedia».

La Cattolica e lo Spirito che si respirava nella Cappella dell'Adorazione


Una foto può ricordare da una parte gli anni felici della giovinezza e degli studi universitari, dall’altra commuovere e rattristare. Come quella in bianco e nero rispolverata da Pietro Vincenzo Aimo, laureato in Giurisprudenza, che lo ritrae con il direttore del collegio Augustinianum, il professore Roberto Ruffilli, barbaramente ucciso nel 1988 dalle Brigate Rosse: «Ricordo il suo carattere affabile e gioviale, la sua disponibilità nei confronti di tutti gli studenti del collegio, ma, soprattutto, la sua capacità e sensibilità nel dirigere l’Augustinianum in momenti difficili – anche se culturalmente stimolanti – come quelli della contestazione studentesca degli anni Sessanta del secolo scorso».

Quella foto scattata nel '70


«Per noi, medici dell’Ateneo – ricorda Lucrezia Cutrufo - la storia è iniziata nel 1958, quando padre Agostino Gemelli vide realizzarsi ‘il sogno della sua anima’ con l’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia, unica sede romana, allora e per decenni, dell’Università Cattolica. Racconta: «Ho frequentato per parecchi anni la Chirurgia pediatrica del Gemelli al seguito di Alessandro Calisti, laureatosi nel primo gruppo di Medici formatisi interamente in Cattolica ed ancora, perciò, felicemente intrisi della positiva carica iniziale che slanciava verso gli obiettivi dei più alti profili etico e deontologico. Brillante chirurgo, brillante cattolico. Entusiasta, instancabile, credente. È un fulgido esempio della migliore produzione di professionisti che la Cattolica abbia avuto. Ancora oggi frequentemente faccio uso dei suoi insegnamenti. Ha saputo trasmettere, ed insegnare a perpetuare, conoscenza e competenza, coscienza e fede, equilibrio e fermezza, tempestività e ponderatezza».

Unicatt, un ambiente ricco di operoso fermento

 

«In Cattolica ho imparato che al rigore della formazione non deve mai mancare l'attenzione all'essere umano». L'augurio del giornalista Alessio Lasta per il Centenario dell'Ateneo.

Mariolina Girolami, quasi novant'anni, una laurea in filosofia. Piera Roncoletta, che ha raccolto la sua testimonianza, scrive: «Ottenuto il diploma di maestra, dal 1951 insegna a Poffabro, piccolo paese nelle Prealpi Carniche. Finalmente riesce ad iscriversi a filosofia e sceglie la Cattolica a Milano, non la più vicina Padova. Alterna il lavoro di maestra e gli esami all’università. Ogni mercoledì, finita scuola alle 12 a Poffabro, velocemente si reca a Pordenone e sale sul treno per raggiungere Milano, dove frequenta le lezioni del giovedì e incontra le preziose amiche del collegio Marianum che l’aiutano a raccogliere gli appunti delle lezioni che non ha potuto seguire. Alle ore 23 del giovedì risale sul treno per arrivare in Friuli alle 5.15 del mattino successivo e con la lambretta di corsa raggiungere Poffabro per l’apertura della scuola alle 8. Un sacrificio? Se sacrificio è stato, lo ha fatto molto volentieri: è stata una bellissima avventura, con tante soddisfazioni. Quando si iscrisse all’Università, così pregò: ‘Signore, facciamo un patto: se un esame mi va male, smetto’ Si è laureata nel 1973».

«Signore, facciamo un patto: se un esame va male smetto...»

 

 


«Dopo la laurea son tornato tante volte tra i chiostri – racconta Andrea Porta - laureato in Lingue e letterature straniere - lo faccio ancora oggi, quarantaduenne, senza motivo. Mi piace soprattutto soffermarmi in alcuni punti: una panchina lungo gli ambulacri di largo Gemelli dove una chiacchierata con gli amici mi restò nel cuore, la mensa che era il luogo d’incontro con Alessio, il cortiletto di Morozzo dove io, Alex e Quadz ridemmo come dei pazzi un pomeriggio di luglio. Avrei potuto fare di più, e meglio. So però che quelli sono stati gli anni più belli, importanti e formativi di tutta la mia vita».

«Ancora oggi torno spesso nei chiostri»

 


«Se la Cattolica fosse una canzone, per me sarebbe La vie en rose – dice Marta Zedda, laureata in Psicologia - aver preso la scelta di studiare in Cattolica è senza dubbio stata una delle migliori che potessi fare: mi ha regalato la possibilità di incontrare professori che mi hanno dato spunti personali e suggerimenti professionali importanti, ai quali sarò sempre debitrice. Rimarrò Cattolichina nel cuore a vita e questo è un enorme orgoglio che porto e porterò con me».

Se la Cattolica fosse una canzone sarebbe la "Vie en Rose"

 

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